Le feste di Natale negli anni 60 a Bernalda. Babbo Natale non c’era, per i bambini c’era la solo la Befana, nella case dei bernaldesi non mancava il camino o la stufa(unica fonte di riscaldamento) e la sera del 5 gennaio sistematicamente non mancava la calza, che per i bimbi buoni si riempivano di “qualche” dolcetto e cenere a carboni (veri) per i bimbi cattivi.
La TV era presente solo nelle case di chi poteva permettersela e ,nelle case delle poche famiglie con tv, c’era una postazione ampliata per tutto il vicinato, soprattutto per i bambini e giovani.
Ma le feste di Natale, la Tv non ci mancava in quanto c’erano i GIOCHI DI SOCIETÀ (così diciamo oggi), in primis la TOMBOLA, che univa famiglie e vicinato, con cartelle e numeri con bucce di arance. Il capo famiglia di solito faceva il tombolone e ad ogni numero tirava fuori l’aforisma collegato che tutti memorizzavano, già da bambini. I giovani invece erano poco avvezzi a giocare con adulti e bambini, ma si riunivano comunque per giocare a carte, rigidamente napoletane, ovviamente mettevano in gioco le poche lire che avevano in tasca e le liti non mancavano.
I GIOCHI CON LE CARTE NAPOLETANE
I giochi di carte napoletane erano diversi, il tresette se si era in 4 o in due. Varianti intelligenti del tresette a perdere , la calabrisella(che si gioca in tre) e il Quinto(il Tresette a cinque), in assoluto il gioco più straordinario ed intelligente con le carte napoletane. Se un giovane(o adulto) non sapeva giocare al quinto come si deve, veniva marginalizzato, per lui non c’era posto nel tavolo a 5, nessuno voleva sedersi ad un tavolo in cui c’era anche un solo giocatore non all’altezza, Il quinto era un gioco di linguaggio, di gesti e di liti per le incomprensioni, e spesso finivano con il lancio delle carte in faccia a colui che aveva commesso l’errore più clamoroso. Il Quinto è un gioco da recuperare e salvaguardare, il suo linguaggio è cultura e …non è un gioco d’azzardo, non si giocava per vincere soldi, giocavi ore e alla fine avevi vinto/perso un’inezia.
REGOLE E LINGUAGGIO DEL QUINTO.
Il tressette a cinque (Quinto), che ha tutta una simbologia particolare, si dice che sia stato inventato dai muti. Forse nato nel napoletano o introdotto a Napoli dagli spagnoli nel XVIII sec., non si sa con precisione, ma è certo che, come quasi tutte le cose, prende piede, diventa popolare. In questo gioco le persone mettono alla prova sapienza di gioco e memoria. Era ,ed è ,un gioco per competere con gli altri giocatori per abilità ,memoria e intelligenza. Il suo linguaggio è da recuperare come patrimonio immateriale della nostra comunità, ecco una breve sintesi dei linguaggi usati, tramandati da decenni alle generazioni successive, fino a perdersi ai giorni nostri, non ho ancora visto un giovane sotto i 50 anni giocare al QUINTO,(spero di sbagliarmi):
- si dice”ho le carte di PIZZICA: Significa che ho degli 1,2 o 3 che sono le carte migliori;
- che ho il 25, significa che ho il 2 ed il 3;
- il 29 significa che ho il 3 e l’asso;
- il 28 significa che ho asso e il 2.
- Ai numeri 25,28,29 si aggiunge il termine VERO, se a queste combinazioni si aggiunge il RE, oppure VESTITA che è accompagnata da una figura qualsiasi.
- Si dice BUSSA, se a quel PALO si ha il comando (i pali sono i semi, ossia bastone, coppe, spada e denari),
- RIBUSSA, se a quel palo si ha un 2;
- LISCIO E BUSSA se si ha l’asso.
- LISCIO E PIOMBO se si ha un 2 da solo;
- POVERETTO e RICCO , si gioca tre(poveretti) contro due(i ricchi), ma nessuno sa chi siano i compagni, nessuno può dirlo fino a quando non sarà il momento giusto. Bisogna capirlo dai modi giocare degli altri 4.Non è facile).
- Sbattendo la carte sul tavolo si esclama TRE POVERETTO oppure TRE RICCO, se quella carta è la migliore in quel momento del gioco e prende su tutto e inviti i compagni, finora anonimi, di mettere tutto quello che si ha in termini di carte per fare punti.
- “CI SAP U SCIUOK PIGGHJE E TUORN “, che tradotto significa Chi capisce il gioco prende e torna sullo stesso palo.
- SEMPRE QUESTO GIOCO, significa continua su questo palo.
- “FATTIN DO-TRE D CHIDD TOJE E DOPPO TUORN A ME” significa fai un paio di giocate vincenti e dopo torna al palo del compagno.
- “A PERD K ME” significa a perdere con me, è una chiamata da Ricco rischiosa.
- HO L’UNGHERIA!!! Significa ho tante carte su questo palo.
- LISCALO KUSS…significa non prendere,che dopo arriva un’altra carta per il cmpagno.
- Si aggiunge spesso al linguaggio di prima l’aggettivo secondo, terzo ,quarto, quinto,ecc… per dire che una carta buona è accompagnata dal altre carte dello stesso palo.
- Per esempio se un giocatore dice ho un LISCIO E BUSSO ,VERO E TERZO,…significa che l’asso è accompagna da un RE e da altre carte dello stesso palo.
- Il gioco inizia con la chiamata, ossia chi pensa di avere le carte migliori CHIAMA UN TRE, ossia chiama il compagno,chi ha la carta chiamata sarà il suo compagno in incognito il quel gioco.
Ripeto questa è solo una sintesi, non è il caso di dilungarsi.
GLI ALTRI GIOCHI CON LE CARTE NAPOLETANE
Oltre alla mitica scopa o scopone, è meritoria di citazione la briscola, si gioca in due o in quattro, anche questa ha un suo linguaggio, ma è molto più semplice, ed ha un suo linguaggio specifico. Poi si passa ai giochi d’azzardo.
Il 7 e mezzo, si gioca quando si è in tanti ed è abbastanza divertente, è limitatamente d’azzardo se non si mettono dei limiti alle puntate. Dicasi lo stesso al gioco del piattino, ognuno gioca contro il “mazziere” e vince chi ha la carta più alta. La Stoppa invece è il poker dei poveri o poker napoletano, ma forse più intelligente del poker classico. Anche qui se non si mettono dei limiti diventa rischioso. Il record dell’azzardo, con il gioco di carte napoletane in assoluto è la BESTIA, per come è strutturata, è complicato mettere dei limiti, giocando con solo un ero a testa, dopo pochi minuti si possono raggiungere piatti da un centinaio di euro. La Bestia la giocavano chi amava il rischio e chi andava a giocare solo per vincere !!!
