STORIA

Quando a Bernalda passeggiavano gli elefanti...

Una zanna di Elephas Antiquus venne scoperta nel 1965 in contrada Gaudello a Bernalda. Il nome comune era l' ELEFANTE A ZANNE DRITTE, si tratta di una specie estinta di elefante, vissuta nel Pleistocene medio e superiore (all'incirca da 550.000 a 70.000 anni fa). Nessuno sapeva che fine avesse fatto questo reperto per quasi 60 anni, per poi spuntare improvvisamente , esposto nel museo Ridola di Matera !!!

Con i suoi quasi 4 metri di altezza media, questo elefante aveva dimensioni simili ai più grandi esemplari di elefante africano ed era perciò notevolmente più grande del contemporaneo mammut lanoso (Mammuthus primigenius); il cranio, relativamente piccolo in proporzione al resto del corpo, aveva una forma stretta e allungata, mentre le zanne scendevano quasi diritte a sfiorare il suolo, curvandosi leggermente solo all'estremità. Le zampe erano in proporzione più lunghe, sia rispetto agli elefanti attuali che ai mammut.  

Viveva in foreste calabresi e lucane o in praterie ricche di macchie di alberi decidui, ma alcuni ritrovamenti indicano anche una penetrazione nelle foreste di conifere della fascia temperata. Si tratta di un animale tipico dei periodi interglaciali europei. (WIKIPEDIA)

Un ritrovamento che in altre parti del mondo avrebbe fatto tanto scalpore, fatto nascere ricerche, scavi, scrivere articoli, attirato turisti e magari perfino fatto sorgere un parco divertimenti a tema, invece un oblio di quasi 60 anni.

Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo qualche centinaio di migliaia di anni fa, sul fertilissimo pianoro di Bernalda, dove oggi è presente Corso Umberto, in una fitta vegetazione, fare capolino, un pachiderma di 4 metri.

Metaponto e Taranto : nemici divisi dal Fiume Bradano

Metaponto e Taranto : nemici divisi dal Fiume Bradano

Riportiamo con piacere un contributo sui rapporti tra due importanti  citta-stato della Magna Grecia, confinanti, ossia Metaponto e Taranto, città “nemiche” divise dal Fiume Bradano. Nella pubblicazioni sono presenti importanti citazioni di luoghi  del nostro territorio, Torre Mare, Sansone, S.Pelagina, Pizzica, San Leone,Camarda,ecc... Il testo narra del paesaggio della pianura Metapontina così come si presentava nel 1867.

La ricerca ci riporta ad una importante pubblicazione presente nella biblioteca della Harward University dal titolo “Notizie Storiche di Miglionico- Precedute da un sunto sui popoli della antica Lucania  di Teodoro Ricciardi del 1867. 

TEODORO RICCIARDI  della medesima famiglia, fu canonico, filantropo e studioso di cose patrie, (1812-1876) Scrisse: - Il Ferrante, tragedia , Napoli 1862 e - Notizie storiche di Miglionico, precedute da un sunto storico dei popoli dell'antica Lucania. Napoli 1867, - Un viaggio alla Siritide e particolarmente a Pandosia. Napoli 1872

Ricerca storica....Metaponto e Bernalda,facciamo un po di ordine

Come sempre riportiamo integralmente tutti i lavori che riguardano il nostro territorio,il presente è il frutto di un meticoloso lavoro di un bernaldese innamorato della propria terra ,il prof. Leonardantonio Russo, già Direttore Didattico in una scuola fiorentina. E' il suo grande e gradito contributo alla sua terra, affinche esso possa essere un riferimento per tutto il mondo della scuola e non solo, conoscere la storia del proprio paese è come dare le fondamenta ad una costruzione. Sapere ciò che è avvenuto nel passato significa valorizzare il presente, dargli un lustro diverso, significa far parlare luoghi e cose.  Il motto della nostra associazione  è "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi" (M.Prost), questo lavoro è in linea con la nostra mission e soprattutto mette ordine alle tante fonti di ricerca che negli ultimi anni sono state tirate fuori , da tanti studiosi o semplici appassionati di storia locale ,nell'intento di dare il proprio contributo alla causa.

 

 

Ricerca  storica sulle popolazioni insediatesi nell’attuale territorio di Bernalda dalla preistoria al Medioevo

di Leonardantonio Russo

 

Gli argomenti oggetto della ricerca sono stati individuati  attingendo a fonti documentarie presenti in rete e sono stati inseriti in una cornice di continuità storica. Sono stati, in particolare, presi in esame gli studi dei più autorevoli studiosi del nostro territorio relativamente al periodo dell’antica civiltà magno-greca sviluppatasi nel Metapontino a partire dal VII sec. a. C.

Per quanto riguarda il periodo medievale,  gli autori maggiori delle ricerche storiche riguardanti il nostro territorio sono stati dei religiosi: Padre Benedetto Tromby, Padre Alessandro Di Meo, Padre Vincenzo D’Avino, Padre Serafino Tansi, Padre Donato Giordano, Padre Tommaso Leccisotti, Luigi Branco sacerdote. Grazie alla loro bravura ed al loro tenace impegno sappiamo qualcosa in più della nostra storia. La logica di indagine ha riguardato l’ethnos identificativo delle popolazioni che si sono succedute nel corso del loro insediamento nel territorio attuale di Bernalda prima della sua nascita e l’esistenza  di elementi di continuità tra esse. All’intento di una utilizzazione di tipo didattico della ricerca corrisponde la proposta di venti unità didattiche destinate agli alunni della scuola primaria ed agli studenti della scuola secondaria inferiore e superiore.

Indice degli autori delle fonti storiche ed archeologiche:

 

Michele Lacava, archeologo

 Topografia e storia di Metaponto, Michele Lacava, Napoli, presso la Tipografia del Cav. Antonio Morano, Libraio-Editore Tipografo, 1891, p. 89, Ristampa Anastaticaq BMG srl. Editrice, Matera, 1981

 Dinu Adamesteanu, ex Soprintendente ai Beni Culturali per la Basilicata

 Greci del sud dell’Italia. Popoli dell’Italia antica, Adamesteanu Dinu  Antico Gallina M. (cur.), edizioni Silvana collana Popoli dell'Italia antica, 1995

 Joseph Coleman Carter, Università di Austin, òTexas

 The chora of Metaponto.7, Archaeozoology at Pantanello and five other sites / by Joseph Coleman Carter; edited by László Bartosiewicz,  Sándor Bökönyi”

 Il volume riporta il consuntivo degli scavi avvenuti nella “chora”di Metaponto e a Pantanello a partite dal 1977 fino al 1999 e si conserva nella British Library of London

 Gioia Bertelli Università di Bari

 Storia dell’insediamento medievale di Torre di Mare

 Alfonso Mele Università di Napoli

 Quaderni del Centro Studi Magna  

 Liliana Giardino, Università di Lecce

Liliana Giardino, Grumentum ie Metaponto. Due esempi di passaggio dal tardoantico all'alto medioevo in Basilicata [article]

 Sotiris Bekakos, Università di Salonicco

 Sotiris Bekakos, METABO- METAΠO- METAΠON-TION: Un testimone vivo della presenza dell’Ellenismo nella Lucania

 Nicoletta Marini, docente di greco classico nel triennio della Scuola Secondaria Superiorep

 Nicoletta Marini, Metaponto : un percorso di storia-geografia

 Martine Denoyelle, Direttore di Sezione Museo del Louvre Parigi

 Il mito greco in Occidente nel V secolo: Metaponto ed Herakleia

 Ghislaine Noyé, École française de Rome

 Ghislaine Noyén, “La céramique médiévale de Pietra San Giovanni (Basilicate)”, in“Mélanges de l’Ecole française de Rome. Moyen-Age, Temps modernes”, tome 88, n° 2, 1976, pp. 693 - 743.

 Antonio De Siena, Università di Milano, ex Soprintendente ai Beni Culturali per la Basilicata

 Magna Grecia: un invito al viaggio

 Dieter  Mertens, Università di Monaco di Baviera

 Dieter Mertens, Enciclopedia dell'arte antica della Treccani.

 Palmarosa Fuccella, docente presso Università della Basilicata

 Breve  Storia della Basilicata di Palma Fuccella, La Preistoria, Consiglio Regionale della Basilica

 Laura Gasparri

 L'Incoronata, Greci e indigeni sul basento, di Laura Gasparri “Instoria, storia & informazione

 Anteprima: Video Magna Grecia: un invito al viaggio

Capitolo I

Lineamenti di storia della Lucania e della Basilicata e riferimenti bibliografici essenziali

 Capitolo II

Tracce della presenza umana nell’ambiente costiero Metapontino e nel suo entroterra durante i periodi del Paleolitico e del Neolitico  

 Capitolo III

La civiltá enotria

 Capitolo IV

Le popolazioni italiche sabelliche

 Capitolo V

Le civiltà nel Metapontino

 Capitolo VI

La storia avvincente di Torre di Mare e l’inizio della civiltá feudale

 Capitolo VII

 Le Civiltà monastiche bizantina e benedettina tra l’VIII e il X secolo

 Capitolo  VIII

La civiltà Feudale: il Feudo di Mons Caveosus e le donazioni al clero

 Capitolo IX

Il Monastero  Benedettino di San Michele Arcangelo di Mons Caveosus

 Capitolo X

Insediamenti medioevali nel territorio attuale di Bernalda

 Legenda🌿 percorso didattico

Capitolo I

 Lineamenti di storia dei toponimi di Lucania e di Basilicata e riferimenti bibliografici essenziali

 Anteprima:

“Terra antica, quella lucana, e terra d'intreccio di civiltà e popolazioni fin da epoche assai remote”

 [Lucania, terra di boschi e magia, dove monti e mare si mescolano in un concerto di silenzi, colori straordinari, terra quasi incontaminata, sconosciuta al mondo nei suoi segreti più intimi e naturali, nei suoi spettacoli di civiltà naturalizzata, che mantiene salda la tradizione di ogni singolo paese.

 Acqua: mari solcati da immemorìabili tempi

 Aria: venti che da sempre trasportano la testimonianza di lingue e  culture arcaiche

 Terra: la fecondità di un territorio che ha donato sempre frutti

 Fuoco: simbolo dell’arrivo di una nuova civiltà

Ogni elemento ricorda sottovoce un glorioso passato; la Magna Grecia] tratto da ‘Magna Grecia, un invito al viaggio

(://../?=://wwwL’ etimologia del toponimo Lucania

 [Le origini del toponimo “Lucania” restano oscure. Poco convincenti risultano sia la tesi che esso derivi dal termine latino “lucus”, (bosco sacro), sia quella che lo farebbe derivare dal termine greco “lupo” λύκος (Cfr, I Lucani e la nascita della Lucania)

 Altri studi, meno recenti, tendono a collegarlo all’aggettivo “leukòs” (in greco) (splendente-luminoso). Una tradizione, infine,  sembra sottolineare l’idea di un popolo che abita uno spazio luminoso e allo stesso tempo ombreggiato.] (Cfr. Passato e presente: I Lucani)

La sua estensione territoriale

 [Nel’introduzione al Dizionario dei Cognomi in Lucania, Gerhard Rohlfs l’autore, Rohlfs Gerhard, riferisce dell’importanza dell'elemento greco nella storia della Lucania: [Fin dai tempi della Magna Grecia la Lucania si è trovata fortemente esposta alla penetrazione ellenica. Ne sono testimonianza la fioritura  di immense colonie sorte sulla costa Jonica della regione tra le quali quella di Metaponto. Nel suo nome si costituisce un tratto di congiunzione fra la cultura greca e quella dei popoli indigeni della Lucania antica  (Enotri, Sabelli, Lucani, etc…)] (Cfr. METABO- METAΠOo- METAΠON-TION Un testimone vivo della presenza dell’Ellenismo nella Lucania,  Sotiris Bekakos). [Verso la fine del V sec. a.C. gruppi di stirpe osco-sannita provenienti dall’area centro-italica, con ondate successive, popolarono la parte interna dell’attuale Basilicata.] (Cfr. La storia) [Il territorio da essi occupato all’epoca non aveva una connotazione geografica. Secondo lo storico e geografo Strabone (64 a.C. -24 d.C.) esso risultava essere compreso tra i fiumi Sele e Lao (Laos)…fino alla Sibaritide (Geografia Cap. VI 1, 2). Un’altra fonte, il Periplo di Scilace, amplia l’ambito territoriale fino alla Sibaritide, descrivendo la “grande Lucania”. In effetti, una definizione regionale della Lucania fu data soltanto a partire dal III secolo a.C. dai Romani. Durante l'Impero di Augusto la Lucania fu unita al distretto dei Bruzi per costituire la Regio III. Questi confini furono in seguito ridimensionati poiché dopo il 356 a.C. il Bruttium corrisponderà all’odierna Calabria e la Lucania finì per indicare la regione definita dai confini attuali fino a quando tra il VI e il IX secolo essa entrò a far parte del ducato longobardo di Benevento. Contemporaneamente le incursioni saracene costrinsero le popolazioni lucane ad arroccarsi sulle montagne. A seguito della conquistai nel 968 venne costituito il dominio dei Bizantini. Questi contesero ai Longobardi le terre del sud che occuparono  e  divisero in province (“thema”). Ad uno di questi viene ridato il nome di “thema” di Lucania”, ed esso diviene una provincia civile-militare dell'Impero d’Oriente con capoluogo Tursi (o Cassano). (Cfr.  (thema), Wikipedia)

 

In quell’epoca  [la Lucania sottostava contemporaneamente al dominio dei longobardi. Il “thema” sopravvisse fino a 1050 circa, finché, tra l'XI e il XII il “thema” scomparve. In quell’epoca cominciarono a susseguirsi i domini di normanni, svevi, angioini, aragonesi e la regione fu sottoposta al pericolo di continue incursioni arabo-saracene, che si stabilirono in molti centri dell’interno fino a quando furono cacciati da essi ad opera degli stessi normanni.]

 [1] Rohlfs Gerhard: "Dizionario dei Cognomi in Lucania", Longo Editore, Ravenna, 1985, pag. 25.

 Il toponimo Basilicata

 [Il nome Basilicata [2]-8] deriva molto probabilmente dal termine “βασιλικός”, designante geneticamente un funzionario bizantino: il "Basilico", che era il rappresentante del “basilèus”, l'imperatore di Bisanzio, sul territorio a cui era demandato. La denominazione di Basilicata compare in età posteriore al dominio bizantino e la si rinviene per la prima volta nel Catalogo dei baroni del 1154. In un documento angioino del 1276-77 si possono chiaramente rilevare i limiti del «Giustizierato della Basilicata», che appaiono essere corrispondenti a quelli attuali, eccezion fatta per l'enclave materana staccata dalla Puglia nel XVII sec.(Cfr.  Lucania bizantina, Introduzione)

 Bibliografia:

[1] “La Lucania. Discorsi di Giuseppe Antonini Barone di S. Biase”, Giuseppe Antonini, Editore: Appresso Francesco Tomberli 1795-97, Napoli, 1795

[2] “La Basilicata antica”. Storia e monumenti, Adamesteanu, Dinu. - Emilio Di Mauro, 1974,

[3] “Storia della Basilicata”, Gabriele De Rosa, Antonio Cestaro,  Storia della Basilicata, Bari, Laterza Editori”

“Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata”, Giacomo Racioppi, Roma, E. Loescher & C., 1889, I vol. pg. 54.

[4] Storia della Basilicata, a cura di “Lucani a Salerno

[5] Storia della Basilicata, Wikipedia

[6] Basilicata, tracce storiche, APT Basilicata

[7] Francis Ford Coppola e la Basilicata

 [8] 1968, RAI Teche, "Ritratti di Città: Matera" - WikiMatera.it

 

Capitolo II

 Tracce della presenza umana nell’ambiente costiero Metapontino e nel suo entroterra durante i periodi del Paleolitico e del Neolitico  

 

La presenza umana nel Metapontino e nei suoi dintorni in epoca preistorica è stata accertata. Uno studio che documenta in modo approfondito e rigoroso l’evoluzione del cammino umano nel territorio attuale di Metaponto a partire dai primi albori della civiltà è stato edito dal  Consiglio Regionale della Basilicata (Cfr.  Il Paleolitico della Basilicata)

 🌿 Percorsi didattici per la scuola secondaria inferiore: Racconti preistorici: la Preistoria raccontata

 🌿 Percorso didattico per alunni della scuola primaria e secondaria inferiore:

La preistoria raccontata ai bambini della scuola primaria e secondaria inferiorea

 La posizione geografica della Basilicata, spazio di scambi commerciali e la descrizione del territorio metapontino

 [La particolare conformazione del territorio della Basilicata ha permesso che esso fosse caratterizzato durante il periodo preistorico da una grande disponibilità di acqua dolce… La regione é, infatti,  scandita dalle vallate e dai bacini fluviali subparalleli dei fiumi Bradano, Basento, Cavone, Agri, Sinni, che incidono a ventaglio l’ampio versante Jonico riversandosi  nelle acque del Mediterraneo, dopo aver percorso i primi bassi rilievi collinari dell’entroterra montuoso e la zona subcostiera con i terrazzi pleistocenici digradanti verso il mare…] (Cfr. L'Incoronata, Greci e indigeni sul Basento, di Laura Gasparri “Instoria, storia & informazione)

 Le prime tracce di frequentazione umana nel Paleolitico Inferiore nella fascia ionica della Basilicata

 [Tra il 25.000 ed il 15.000 a.C. nei lunghi e glaciali inverni, gli uomini primitivi rifugiavano nelle grotte, e, proprio sulle pareti di quei remoti anfratti sono state ritrovate le prime raffigurazioni del mondo preistorico, i segni incisi o dipinti, da gruppi di cacciatori-raccoglitori rappresentano animali o figure astratte: disegni-messaggio misteriosi e straordinariamente vivaci.] (Cfr. Breve  Storia della Basilicata...op. cit.)

 Nell’entroterra della fascia ionica della Basilicata e precisamente nei pressi di Matera è tuttora presente il sito della (Cfr.  La grotta dei pipistrelli età “musteriana” che, insieme alla sottostante Grotta Funeraria… ha racchiuso per millenni le più antiche testimonianze straordinarie di vita dell’uomo preistorico. Per questo motivo il sito è di fondamentale importanza storica ed archeologica…     Sono stati rinvenuti nel sito bracciali, raschiatoi, punte e percussori attribuibili al Paleolitico medio…]    

  

Immagine tratta da: La Grotta dei Pipistrelli

Il Paleolitico Superiore nella valle del  Bradano

 [Gli uomini del Paleolitico superiore [1] furono prevalentemente nomadi, conobbero l’uso del fuoco, vissero di caccia e di raccolta di vegetali spontanei...]  [1] (Cfr. Breve  Storia della Basilicata...op. cit.). In quest’era è da segnalare il ritrovamento di [un centro popolato tra le foci del  Bradanus e del Casuentus… Gli scavi archeologici hanno portato alla luce molti oggetti dell’età della pietra levigata a dimostrazione che già da allora vi era in questi luoghi un insediamento umano....] (Cfr. METABO- METAΠO-...op. cit.). Le testimonianze di reperti litici, utili a trasmetterci frammenti di vita preistorica, sono le pietre millenarie e gli utensili per la lavorazione, come la “Punta Musteriana” ritrovata a “Pane e Vino”, tra Tursi e Policoro]  (Cfr. Breve  Storia della Basilicata di Palma Fuccella, La Preistoria, Consiglio Regionale della Basilicata).

 Industrie litiche del Paleolitico superiore risalenti alle ultime fasi dell’Acheuleano sono state rinvenute sui [terrazzi del  Bradano: bifacciali (amigdala, ovvero cuneo o ascia da pugno utilizzato presumibilmente dall'Homo ergaster), ciottoli incisi a motivi geometrici, segni di una scrittura embrionale a noi sconosciuta ed indecifrabile. I reperti appartengono ad un periodo più recente, nel corso del quale i neandertaliani si estinsero (35.000 anni fa) e dal Medio Oriente arrivò in Europa l'uomo di Cro-Magnon…] (Cfr.  Basilicataturistiica, APT Basilicata)

 L'uomo di Altamura

    La civiltà e gli insediamenti del Neolitico nel territorio materano

 [A questa svolta epocale dell'umanità seguirono importanti innovazioni tecnologiche che facilitarono lo sviluppo di una nuova economia produttiva basata sulla fabbricazione della ceramica per la conservazione dei prodotti, la tessitura... Questo profondo cambiamento è conosciuto con la denominazione di "rivoluzione neolitica".] (Cfr. Breve  Storia della Basilicata...op. cit.). [Durante il Neolitico, in condizioni climatiche molto simili a quelle attuali… tra il VII al V millennio a.C. gli uomini da cacciatori divennero allevatori, scoprendo l'agricoltura. La cultura neolitica cominciò ad irradiarsi lungo i corsi dei fiumi raggiungendo anche le aree interne. (Questa evoluzione è avvenuta anche nell’area della Murgia Materana.) In questi siti si costituí un “habitat” ideale per l'”Homo Sapiens Sapiens”...] (Cfr. Breve Storia della Basilicata...op. Cit.).

 L’etá del bronzo nella costa ionica

 [A partire dal IV millennio a.C. la costa Jonica della Basilicata fu interessata da nuovi modelli insediativi espressione delle prime società agricole del Neolitico. Le popolazioni indigene si insediarono saldamente nelle zone interne occupando alture pianeggianti e terreni favorevoli all’agricoltura lungo i primi rilievi costieri in vicinanza di corsi d’acqua. Questa posizione territoriale, che costituiva anche una difesa naturale, favoriva i contatti con le più avanzate aree esterne del Mediterraneo. Si verificó, pertanto, la nascita di villaggi formati da capanne costruite con pali di legno e altro materiale vegetale rivestite da intonaco argilloso. In questa fase insediativa alcuni siti hanno acquisito

un ruolo centrale nel controllo del territorio.]…[Reperti antichi, risalenti alla Media Età del Bronzo, sono stati rinvenuti in diverse località nella piana metapontina e sui rilievi più prossimi. (Cfr. (Metaponto : un percorso di storia-geografia,  Nicoletta Marini) [I siti neolitici di Anglona, collocato in posizione dominante su una collina tra i fiumi Agri e Sinni e quello di Termitito posto su uno dei terrazzi sulla destra del fiume Cavone o San Vito di Pisticci detengono un ruolo predominante sugli insediamenti minori.] [2] [La fabbricazione di vasi in argilla è dettata dalla necessità di  detenere e conservare  prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. Recipienti di grandi dimensioni sono utilizzati per la conservazione di elementi solidi come il grano e l’orzo e liquidi come il latte e l’acqua.  Sono anche presenti delle fosse di servizio, utilizzate per l’alloggio dei grandi contenitori d’argilla (pithoi) utilizzati per la conservazione delle derrate alimentari.]  Cfr. Magna Grecia, un invito al viaggio, op. cit.)

 I reperti più antichi, risalenti alla Media Età del Bronzo, sono stati rinvenuti in diverse località nella piana metapontina sui rilievi più prossimi. Lo studio dei frammenti di ceramiche e di altri utensili rivela, infatti, che si tratta di fabbricazioni locali non greche. Ma la situazione è destinata a mutare.

E contemporaneamente un’altra “cultura” si sovrappone ad essa

 I primi commerci con il mondo orientale, greco, etrusco-tirrenico

[La Basilicata, posta tra i mari Jonio e Tirreno, diventò fatalmente luogo di contatto e di interscambio tra le genti che attraversavano i due mari. Ciò avvenne fin dall’età del bronzo.] (Cfr. Basilicata, tracce storiche, op. cit.).

Pertanto, [cominciano ad essere presenti nei siti anche ceramiche importate dalla Grecia e dalle isole Egee, nonché una produzione "mista" definita italo-micenea.]. Attraverso i corsi dei fiumi e le coste, si infittiva l'influenza micenea sulle popolazioni locali. (Cfr. (Metaponto : un percorso di storia-geografia,  Nicoletta Marini)

 Non distante dalle spiagge dello Jonio, a “Pane e Vino”, fra Tursi e Policoro, fu scoperta una delle primissime testimonianze delle relazioni commerciali fra la Basilicata ed il mondo del Mediterraneo orientale: la tomba di un capo tribù coperta da lastroni di pietra e contenente uno scettro di comando, ivasi con incisioni geometriche una collanina in pasta vitrea, esemplare noto della produzione assiro-fenicia collegata al mondo miceneo.] (Cfr. Breve  Storia della Basilicata...op. cit.).

 La nascita della “cultura mista”

 Comincia, inoltre,ad apparire una produzione "mista" definita italo-micenea. Questi elementi confermerebbero, ad un certo momento, la presenza di greci nel territorio. Si deve a questi greci la diffusione di materiali più raffinati e tecnologie più avanzate, nonché il miglioramento delle tecniche (Cfr. Metaponto: un percorso!, di storia-geografia, Nicoletta Marini), di produzione agricola..... (Cfr. Breve  Storia della Basilicata...op. cit.)].

 Le prime tracce della civiltà precoloniale

 In questo periodo, soprattutto nella fase finale del Bronzo, si assiste allo sviluppo di strutture abitative di maggiori dimensioni, all'incremento di attività economiche a opere di bonifica per migliorare la produzione agricola. Intorno alla metà dell'VIII sec. a.C si avvertono segnali di ripresa socio-economica, con una crescita della popolazione la trasformazione dei villaggi in senso protourbano: è la cosiddetta "fase precoloniale". Gli archeologi sono inclini a vedere nel sito dell'”Incoronata”, poco a ridosso della futura colonia di Metaponto, un insediamento greco di tipo commerciale e artigianale. Tale abitato sarebbe stato distrutto con la violenza circa un secolo dopo. Strabone, come si è visto, ricorda una distruzione della città [di   Metaponto] ad opera dei Sanniti, ma la notizia non trova riscontro in quanto questa colonia si formò e si sviluppò successivamente.

[ Si può supporre, pertanto, che questi siti avessero una complessa struttura organizzativa interna basata su una vivace attività commerciale confermata dall’eterogeneità  dei reperti rinvenuti, su una diffusa coltivazione di ulivo e vite e sulla pratica della cerealicoltura. In questo L periodo, soprattutto nella fase finale del Bronzo, si assiste allo sviluppo di strutture abitative di maggiori dimensioni, all'incremento di attività economiche ad opere di bonifica per migliorare la produzione agricola. Questa situazione muta in modo drastico durante le fasi finali dell’età del Bronzo. Si osserva, in questo periodo, un modo nuovo di occupare il territorio: gli insediamenti dell’entroterra vengono abbandonati a favore di abitati su pianori

costieri che sebbene non garantiscano una difesa naturale permettono comunque di mantenere il controllo sulle valli fluviali.]

 I tratturi come via di collegamento tra le popolazioni indigene e la nascita della “cultura appenninica”

 [Attraverso la transumanza, in questa fase, cominció a consolidarsi la cosiddetta "cultura appenninica".

[Un ruolo importante, a tal proposito, era svolto dai tratturi con andamento parallelo alla costa, come quello c.d. preistorico che da Taranto giungeva nella Valle del Crati, attraversando le Tavole Palatine, San Basilio, Acinapura, Cisterna, Murge di Santa Caterina, Montesoprano, Amendolara. In questa nuova fase assumono importanza gli abitati indigeni sulle colline pianeggianti di Valle Sorigliano, tra Anglona e Policoro, e di San Teodoro-Incoronata di Pisticci, sulla destra del fiume Basento da cui domina la valle. Tra la fine dell’VIII ed il VII sec. a.C. quest’ultimo abitato è interessato da una graduale trasformazione determinata da nuovi contatti commerciali e dall’arrivo di elementi greci. Riconducibili allo stesso periodo sono i resti di un insediamento trovati nei pressi dell’attuale Policoro; anche in questo caso sembrano testimoniare una presenza greca, di tipo Jonico, antecedente la colonizzazione della Siritide; presenza che nel corso del VII secolo si sarebbe trasformata in una polis identificata con Siris-Polieion. Il modello insediativo di questi siti è costituito da piccoli nuclei di artigiani e commercianti greci che operano in territorio indigeno e che si integrano nelle comunità locali. Presso questi siti si provvedeva alla raccolta e alla distribuzione di merci di origine greca e di manufatti prodotti in loco. Gli abitati sono costituiti da gruppi di capanne infossate nel terreno, generalmente, a pianta ellittica o circolare con struttura lignea rivestita da intonaco argilloso (c.d. Incannucciata), come testimoniato nei siti dell’Incoronata-San Teodoro, di Tursi e di Santa Maria di Anglona. All’interno delle capanne spesso sono presenti delle fosse di servizio, utilizzate per l’alloggio dei grandi contenitori d’argilla (pithoi) utilizzati per la conservazione delle derrate alimentari.] (Cfr. Magna Grecia, un invito al viaggio...op. cit.).  

 continua in questo link

 

Camarda, ipotesi di ricerca, curiosità spiccioli di storia

L’ARMA:
“D’azzurro al bue d’argento portante in bocca delle spighe d’oro, e sormontato da tre stelle dello stesso, ordinate in fascia. Queste ultime però han preso il posto di un sole anche di oro, ch’era l’arma dei Bernauda” .
In realtà, originariamente, l’arma (lo stemma) presentava, al posto delle stelle e del sole, e prima di questi, un giglio, retaggio evidente del periodo angioino e di più antichi feudatari, mentre il bue (in realtà un toro o un vitello) sormontava tre monti; ciò è possibile, ancor oggi, osservare, scolpito in pietra, sopra una lapide del XVI sec. posta sotto l’antica torretta dell’orologio situata nell’attuale Corso Italia, nei pressi della, non più esistente, cappella dedicata alla Madonna delle Grazie e prospiciente la, parimenti scomparsa, piazza pubblica.

Il barone Consalvo Ferrante de Bernaudo ... Il più grande Lutherano del Regno di Napoli...

Nella mission della nostra associazione  al comma C dell'art.2 è riportato:  Diffondere e promuovere la conoscenza del territorio attraverso la progettazione, attuazione e gestione di interventi rivolti alla tutela e alla valorizzazione dei beni naturali e culturali presenti nel territorio. Le nostre numerose attività sono la dimostrazione del nostro impegno in tal senso. Questo sito, sempre più visualizzato, è diventato una vera banca dati del nostro patrimonio culturale.  Ed è, nel contempo, uno spazio aperto per contribuiti che possano ancora di più arricchire la conoscenza e la divulgazione della la nostra storia

Non potevano mancare nel nostro sito  il Barone Consalvo de Bernaudo e sua figlia Cornelia, signori di Bernalda, rispettivamente figlio e nipote del fondatore Bernardino (o Berardino) de Bernaudo.

La loro storia è incredibile, meriterebbe una sceneggiatura per una rappresentazione teatrale o cinematografica. L'amico avv. Francesco Montemurro, sostenitore della nostra associazione, ha realizzato un saggio storico veramente straordinario sui personaggi de Bernaudo, un lavoro di ricerca importante durato due anni, tra archivi nazionali e spagnoli, un saggio che non può mancare nelle librerie di tutti i bernaldesi ,e non solo,  impegnati  nella valorizzazione  del nostro patrimonio culturale.

 

L'articolo che segue è una sintesi fatta dall'avv. Montemurro sui De Bernaudo.

Il Barone De Bernaudo eretico del Cinquecento e l'infelice matrimonio di sua figlie Cornelia. (Francesco Montemurro) Il libro può essere ordinato al seguente link :             https://cacuccieditore.it/montemurro-francesco 

Un personaggio sicuramente significativo della storia di Bernalda è il barone Consalvo Ferrante de Bernaudo (1500? - 1578), feudatario delle terre di Bernauda (Bernalda) e Montacuto (ora Montaguto in provincia di Avellino) dal 1520 al 1562 e poi, a seguito della morte della figlia primogenita Cornelia a cui donò in dote i due feudi,  dal 1566 sino al  gennaio 1578.

Consalvo Ferrante, figlio del nobile e famoso Berardino de Bernaudo, cosentino,  segretario delle Maestà Cattoliche aragonesi, si distinse per la sua partecipazione nel movimento valdesiano a Napoli, nel controverso periodo della Riforma e Controriforma.

La  nascita di Consalvo, quasi insperata, avendolo avuto il padre in tarda età, va a colmare la morte del fratello primogenito Gianluigi Consalvo viene battezzato a Napoli dal Gran Capitano spagnolo Gonzalo Fernandez  (Consalvo Fernando) da Cordoba.

Vivendo sostanzialmente a Napoli, sul finire degli anni 40 del Cinquecento, Consalvo iniziò a frequentare il teologo Juan de Valdes, uomo affascinante dalle belle fattezze e grande capacità di persuasione. Intorno allo spagnolo si riunisce una  parte importante della aristocrazia napoletana (Galeazzo Caracciolo che fuggirà a Ginevra, Giulia Gonzaga, Cesare Carduino, Gian Francesco Alois … ).

Il Valdes propugnava una fede intimista, spiritualista, senza mediazioni gerarchiche, prediligendo le letture di San Paolo. In realtà non consigliò mai  i suoi seguaci di staccarsi dalla Chiesa Cattolica, piuttosto li invitò a simulare di essere cattolici praticanti, pur non riconoscendo alcun valore all’autorità papale, alla confessione, al rispetto dei digiuni.

Il Nostro Consalvo iniziò sempre di più ad essere persuaso dalle idee di Juan de Valdes. Dopo la morte di Juan de Valdes a Napoli, Consalvo  divenne  un vero riferimento per i seguaci valdesiani, assumendo posizioni pubbliche sempre più imprudenti e anche oltranziste rispetto al pensiero originario del suo maestro. I suoi convincimenti diventeranno spiccatamente luterani e, per alcuni aspetti, anche calvinisti.

Alcuni degli incontri tra i seguaci di Juan de Valdes si svolgevano nel palazzo di Consalvo de Bernaudo, in largo san Giovanni a Carbonara a Napoli.

Nel luglio 1551, sotto il papato del discusso Giulio III, il vicere’ di Napoli, don Pedro de Toledo, scriveva preoccupato a Carlo V dicendo che il barone de Bernaudo stava creando agitazione  e disobbedienza con la sua setta e andava fermato  perché: “se questi baroni non rispettano Dio  e la religione come si potrà pretendere che rispettino Sua Maestà e le sue leggi?”

Consalvo venne arrestato nella notte del 18 settembre del 1552. In quella data l’inquisitore Giulio Antonio Santori  ordinò  una vera e propria retata di altri seguaci valdesiani.  Consalvo venne prelevato dal suo palazzo e portato nel carcere della Vicaria a Napoli. Gli sequestrarono il denaro che custodiva in casa e il cofanetto cilindrico dove conservava le sue lettere. Torturato e interrogato verrà condotto a Roma per essere processato. Gli atti processuale parlano di una  secta del barone Bernaudo.

In carcere, per le sue cattive condizioni fisiche, fu finalmente visitato da un medico, alla presenza dell’inquisitore Miche Ghislieri, che diventerà il futuro papa Pio V (1566-1572)

Dopo quasi due anni di carcere, nell’aprile del 1554, il barone, fu costretto ad abiurare subendo la condanna al carcere perpetuo nella “sua casa”, cioè agli arresti domiciliari, al pagamento di una ingente multa di 1500 scudi e alla confisca di un terzo dei suoi beni. Queste le imposizioni: pentirsi sincero corde, non frequentare altri eretici, non leggere ne conservare  i libri proibiti, non mangiare carni e latticini nei giorni proibiti,  far dire messa nella sua casa tutti i giorni, di confessarsi quattro volte all’anno.

Non rispetterà nessuna delle imposizioni della sentenza.

Subirà nel 1563 un secondo processo, legato alla  vicenda del matrimonio della figlia primogenita Cornelia, con il potente  spagnolo Juan de Soto.  Questi, totalmente invaghito della fanciulla, farà di tutto per sposarla. In principio subirà un netto rifiuto in quanto Consalvo desiderava far sposare la figlia ad un nobile. Il de Soto non si diede per vinto. Acquistò, infatti, il titolo di baronia da un certo Giovanni Geronimo de Gennaro, barone di Marzano ma l’acquisto del titolo non venne ratificato, cioè accettato da Carlo V.

Pertanto il matrimonio sembrava sfumato. Tuttavia Juan de Soto non si arrese. Continuò a ricattare il  barone Consalvo de Bernaudo. Cornelia diventò merce di scambio. La sua mano in cambio della liberta del barone stesso e di quella di due suoi amici valdesiani, Gian Francesco Alois e Bernardino Gargano, nobili casertani. Consalvo de Bernaudo inizialmente non cedette. Tale atteggiamento indusse Juan de Soto a diventare ancora più spietato e determinato. Denunciò infatti per eresia i due nobili casertani che vennero così arrestati.  Consalvo, temendo per la sua vita,  accettò di concedere la mano di sua figlia Cornelia.

Accadde tuttavia un vero e proprio colpo d scena. Cornelia, detestando in maniera assoluta Juan de Soto,   prese una posizione di dissenso al matrimonio molto coraggiosa. Scrisse una lettera al Vicerè di Napoli implorandolo “l’avesse fatta levare da casa de suo patre e fattala andare in alcun loco securo dove avesse potuto dire la sua volontà”. Il Vicerè, Pedro de Ribera, accettò tale richiesta, facendola rapire dai suoi uomini. Cornelia fu condotta nel Maschio Angioino!

Appresa la notizia il De Soto andò a protestare veementemente contro il vicerè, accusandolo di avergli fatto perdere l’onore, rapendo la sua futura sposa.  Il Vicerè replicò dicendogli: “Cosa credi, che io non renda  la giustizia?”

 Tuttavia il matrimonio si celebrò ugualmente nell’autunno del 1562. Si rivelerà un matrimonio infelice. La povera Cornelia, che, come detto,  aveva fatto di tutto per sottrarsi al matrimonio, morirà nel 1566.

Nonostante avesse tenuto fede alla sua promessa, il barone de Bernaudo venne arrestato nel 1563 e  Il 5 gennaio 1568, nella chiesa della di Santa Maria sopra la Minerva a Roma,  abiurò pubblicamente riuscendo a salvare la sua vita.

Fu condannato alla carcerazione perpetua, prevista per un massimo di 8 anni secondo il codice inquisitoriale. Probabilmente visse i suoi anni finali in un monastero, comunque in uno stato di detenzione..

Quello del barone Consalvo de Bernaudo è uno dei pochi casi nella storia dell’Inquisizione in cui si consentì all’eretico di abiurare per la seconda volta, senza subire la condanna a morte. Il Nostro barone morirà, come detto nel 1578.

Juan de Soto si rivelerà un infido personaggio Una visita ispettiva del cardinale Quiroga inviato a Napoli da Filippo II, lo smaschererà come un  pessimo soggetto, imbroglione e ricattatore.

L’Alois  e il  Gargano furono decapitati e i loro corpi bruciati il 4 Marzo 1564 in piazza del Mercato a Napoli. L’esecuzione causò gravi tumulti nella città campana.

 

 

Il mito della fondazione di Metaponto

Mariapia Malvasi, frequentante il III Liceo  Scientifico "M.Parisi" di Bernalda, dà il suo contributo al nostro blog, alla conoscenza ed alla valorizzazione del nostro territorio redigendo un brano "Il Mito della fondazione di Metaponto" . Il racconto è tratto da “LA BASILICATA” di F. Di Sanza – (1928).

           Una leggenda narra che dopo la caduta di Troia, alcuni sopravvissuti, per sfuggire alla vista di macerie e rovine, cominciarono a navigare verso mete ignote imboccando rotte marine altrettanto sconosciute.  

          Tra i superstiti spiccavano due figure, quella di un vecchio saggio di nome Nestore e quella di Epeo, il prodigioso costruttore dell’infido cavallo di legno. Insieme navigarono verso Pilo, su una vecchia nave che sussultava quando era in balia di onde alte e violente, producendo uno sciabordio intenso, ma allo stesso tempo assordante. Le assi di legno dell’imbarcazione talvolta scricchiolavano sotto i loro piedi annunciando che il timone stava cedendo e la nave, ormai senza più direzione, era dominata dalle onde.    

            La navigazione continuò per tutta la notte tra i mille ostacoli che solo una burrasca poteva causare. Mentre la luna lasciava il posto al sole, il cielo cominciava a rischiararsi macchiandosi di lunghi batuffoli di cotone dai colori caldi. Alcuni uccelli volavano bassi e furtivi tingendo l’alba come piccole macchioline nere. Nella visuale dei naviganti, finalmente, dopo tutto il tempo trascorso, intriso di speranze per vedere qualche terra, apparve un isolotto roccioso. Esso fu raggiunto grazie alle raffiche di vento che soffiavano verso quella direzione.

            I marinai arrivarono sulla costa con le vesti lacere e sanguinanti. L’ultimo uomo a lasciare il battello fu il Re. Improvvisamente, da un anfratto, fece capolino una donna che si gettò ai suoi piedi per chiedere aiuto. Era Menalippa, che, avendo sposato segretamente Nettuno, era stata accecata e relegata nell’isola solitaria, privata dei due figli che secondo la volontà del padre Eolo, dio dei venti, dovevano essere abbandonati in aperta campagna per essere il pasto delle belve.  Quando nel cielo tornò a splendere il sole, illuminando quella terra triste e desolata, i greci, sotto la guida esperta di Epeo, ripararono i vari intacchi della nave.  In un mare calmo, somigliante ad una tavola, ripresero la navigazione e dopo due giorni approdarono alla foce di un fiume a loro estraneo. Insieme si spinsero nell’entroterra, con la speranza di incontrare dei pastori, per cercare di capire dove si trovassero e ricevere delle indicazioni per riprendere il viaggio verso mete più conosciute.      

             Le ricerche durarono fino al tramonto e i natanti si stancarono di camminare in luoghi disabitati senza ottenere le informazioni auspicate. Inaspettatamente, si avvertirono dei gemiti provenire da un terreno sassoso e incolto. I marinai tesero  le orecchie per sentire meglio e capire cosa fossero e intuirono che si trattava dei lamenti di due bambini allattati da una mucca: erano i figli di Menalippa. Si udì un grido acutissimo della donna che non più cieca per volere degli Dei, appena riconobbe i suoi piccoli, gioiosa di rivederli insieme sani e salvi, li strinse a sé in un caloroso abbraccio con la delicatezza e la premura che solo una madre ha nei confronti dei suoi pargoletti, dimostrando l’amore materno che mancò per un periodo di tempo, ma che avrebbe accompagnato i suoi figli durante tutta la loro vita. 

              Qualche tempo prima, la vista dei due bimbi addolcì anche il cuore di un giovane pastore della zona, il quale spiegò di aver disubbidito al volere del dio Eolo e di aver curato i piccoli affidandoli di giorno ad una mucca mansueta e riparandoli di notte nella sua capanna. Dopo aver ringraziato il buon pastore per le attenzioni dedicate ai piccoli, tutti insieme fecero ritorno alla nave per affrontare un altro lungo viaggio combattendo contro le intemperie del mare. Le acque erano agitate, arrabbiate, ribelli, le onde si increspavano infrangendosi contro gli scogli creando una schiuma bianca, contrapposta al colore tetro del cielo che minacciava un’irreversibile bufera. Sembrava che il mare volesse vendicarsi per un torto precedentemente subito, sprigionando tutta la sua forza ed energia acquistata durante i periodi di calma. L’ira di Eolo cominciò a divampare senza limiti. Il dio dei venti smosse una furiosa tempesta che scaraventò la nave contro gli scogli provocando terrore e incredulità negli animi dei natanti. Questi cercarono in tutti i modi di salvarsi da quel mare in burrasca che somigliava ad un mostro, ma non tutti ebbero la stessa forza e nemmeno la stessa fortuna.  Nestore e i superstiti arretrarono di qualche centinaio di metri fino a toccare una zona lussureggiante dove fondarono l’odierna città di Metaponto.                 

             Intanto, i figli di Menalippa, Eolo e Beoto, crebbero con un’immensa devozione nei confronti di Nestore ed Epeo. Alla loro morte furono seppelliti, con tutto l’oro che avevano portato da Troia, sotto una delle colonne del tempio di Hera che Nestore aveva fatto costruire. Dopo alcuni decenni furono eseguiti degli scavi nella zona, presso la nona colonna del tempio, ai piedi di un fico, e furono rinvenute gli avanzi di ossa di due cadaveri, probabilmente appartenenti agli scheletri di Nestore ed Epeo.

                 La leggenda narra che le radici del fico erano talmente profonde che penetravano sin sulla volta di un mulino sotterraneo che incessantemente macina l’oro di Troia. Quando i pastori sentivano l’ululo del vento, il mugghio del mare e il cupo fragore del Bradano e del Basento che assordavano la piana di Metaponto, vivevano ore di pena e si affrettavano ad abbandonare la zona perché tali rumori erano provocati dal mulino che frantumava l’oro e prediceva gravi eventi. Il mito della fondazione di Metaponto fu tramandato di generazione in generazione dai pastori che all’epoca abitavano in quella zona.

Mariapia Malvasi