STORIA

Il Castello di Bernalda

 

Il castello è il simbolo della città  e  domina austero da secoli  la valle del Basento. Il castello medioevale è stato costruito su una precedente struttura fortificazione normanna (o forse anche precedente),  dell'antica Camarda, delle dimensioni 20 x 20 m.

Il 5 ottobre 1239 Federico II ordina alle popolazioni locali di Basilicata la manutenzione di numerosi castelli, tra cui viene citato anche quello di di Camarda. 

La fortificazione medioevale era un castro merlato con pedana di camminamento posta al di sotto delle merlatura. All'interno delle fortificazione furono realizzati i primi volumi verso la fine del XV secolo da Bernardino de Bernaudo, segretario di re Alfonso II d'Aragona che ne acquisì il feudo.

La storia dei deli abitanti del castello è presente in una pagina dedicata.
Dalla forma quadrangolare con tre torri angolari, due tondeggianti che fanno pensare ad interventi di matrice angioina/aragonese ed una quadrata di chiara origine normanna. Un quarta torre è stata eliminata durante l'ampliamento settecentesco(?). Il castro   pare disponesse in principio  oltre  altri torrioni castelloanche di un fossato sul lato che dava verso l'abitato.
L'ingresso dava sulla piazza ed era raggiungibile per mezzo di un ponte levatoio in legno che nel 1745 fu sostituito da uno in muratura.

Fu fatto oggetto di varie ristrutturazioni, che col passare dei secoli ne hanno certamente variato le dimensioni in maniera considerevole. Le torri rimaste hanno le fortificazioni a vista sia all’esterno che all’interno del castello.
E' dotato di diversi cunicoli (uno dei quali raggiungeva la valle del Basento) oltre che di diversi pozzi acquiferi, precauzioni volute da Bernardino de Bernaudo per eventuali assedi.
Nel 1735, quando era occupato dalla famiglia spagnola dei baroni Navarrete, vi fu ospitato Carlo III di Borbone, il quale volle visitare i territori del suo regno, appena acquisito, concedendo al piccolo centro il titolo di "Città".
Nel 1999 il Castello è stato acquistato dal Comune di Bernalda dai vecchi proprietari ,i Caruso, ed è iniziato un lungo lavoro di restauro che è terminato solo nel 2018, dalla scrostatura degli intonaci realizzati negli anni in cui tutta la struttura è stata adibita a diverse abitazioni sono emerse tante sorprese che stanno determinando la riscrittura della nostra storia.. 

La visita guidata è godibile, tutti i locali sono visitabili e di particolare interesse sono le varie fasi degli ampliamenti e delle modifiche visibili  che raccontano la storia della nostra comunità. 

Il castello è chiuso alle visite libere e apre solo in determinati giorni, per visitarlo deve inviare una email al FAI  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , le aperture sono solo in determinate giornate

  

 

 

Chiesa madre
Abbinabile alla visita del Castello è possibile visitare la Chiesa madre, costruita nella stessa epoca. La chiesa si trova nello stesso piazzale  del Castello.Il suo campanile domina sulla valle del Basento insieme alle torri del Castello.Fu edificata di fronte al castello tra il 1510 e il 1532, sui resti di un edificio sacro forse risalente all’epoca della costruzione delle torri normanne, dedicata a San Bernardino da Siena. All’inizio la chiesa fu ad una navata con la facciata a capanna semplice di stile romanico, con il tetto di legno ed il campanile basso e merlato.
Nei secoli la costruzione subì varie trasformazioni: furono aggiunte le altre due navate con i relativi spioventi e l’altare maggiore sorse al posto del coro. L’altare maggiore, in tutta la sua ampiezza, nascose per tanto tempo un dipinto raffigurante San Bernardino con due santi, affrescato sulla parete retrostante, che risale probabilmente all’antica costruzione della chiesa.
L’interno conserva un pregevole Pulpito in legno intagliato e dorato e un Organo di nove registi del XVIII-XIX secolo, l’Aquasantiera (1607), di un modello formale largamente diffusa nel rinascimento, una Fonte Battesimale del XVI-XVII secolo in pietra scolpita e legno. Per saperne di più
Chiesa Madonna del Carmine
Scendo lungo corso Italia, la chie della madonna del Carmine si torva a sinistra. Fu costruita nel XVI secolo, aveva un solo altare ed era gestita da sacerdoti e da una confraternita di laici nel seicento e settecento. Ricostruita nel 1870 si arricchì di cinque altari e del campanile a due piani. Nell’interno si può ammirare, a sinistra in una nicchia il gruppo santuario del XVII-XVIII secolo raffigurante Cristo Crocifisso e San Matteo.
Alla sua destra vi è l’evangelista, scolpito in pietra; Le due figure si diversificano sia per il materiale in cui sono state realizzate sia per l’impostazione stilistica. Da notare l’acquasantiera del XIX secolo in pietra e la scultura lignea della Madonna col Bambino; A destra in una nicchia c’è la statua lignea dell’Immacolata Concezione.

Bernalda: Profilo di Storia Urbana

Itinerario urbano di Bernalda

Bernalda

Bernalda è un paese della provincia di Matera situato nella zona centro-orientale della Lucania, a circa 15 km dalla costa jonica metapontina su di una collina a m. 130 s.l.m., ma non si può certo considerare tra le maggiori preminenze della regione, che per oltre il 54% è montana.
Il territorio metapontino è una vasta area per lo più pianeggiante, costituita dai fondovalli dei fiumi Bradano e Basento entro cui sono disseminati altopiani e colline per la maggior parte occupati da insediamenti urbani, quali Bernalda, Pisticci, Craco e Ferrandina, addentrandosi nell'interno della regione.
E' caratteristica l'immagine che si ha del paese, proprio dalla Valle del Basento, percorrendo la S.S. n° 407 "Basentana", che da Potenza corre in direzione Metaponto: rispecchia la tipologia dei paesi della Lucania arrampicati sulle pendici delle colline; in realtà la direttrice che genera lo sviluppo ruota verso Nord-Est su un territorio pianeggiante, permettendo all'abitato di espandersi orizzontalmente lungo Corso Umberto I per circa un chilometro.
Il crinale dell'altopiano è sicuramente stato una naturale direttrice che ha regolato lo sviluppo urbano di Bernalda. L'impianto di chiaro riferimento ippodamico è, appunto, regolare-ortogonale e tale schema si ripete anche nella sette-ottocentesca espansione fuori dalle mura.
In quest'ultimo ventennio la direttrice di sviluppo è cambiata e la realtà morfologica ha definito i margini in corrispondenza di un rilievo in direzione Est-Ovest, proteso verso la valle del fiume Basento posta all'estremità dell'edificato moderno; così, come ne ha accentuato la separazione dal resto del contesto urbano, ne ha anche preservato la gran parte delle caratteristiche storiche ed ambientali più peculiari.
Geologia e geomorfologia
La prevalenza del suolo della provincia è costituito da terreni argillosi, mentre il territorio di Bernalda ricade per la maggior parte su terreni sabbioso-ghiaiosi, appartenenti ai terrazzi marini della "Fossa Bradanica" e riferibili ad uno dei brevi cicli sedimentari avutisi durante la regressione marina plio-pleistocenica.
L'intero impianto urbano è sito su di un altopiano, orientato in direzione Nord-Sud, limitato da versanti con pendenze medie che degradano verso la valle del fiume Basento. La successione stratigrafica di questa collina è rappresentata, dall'alto verso il basso, da sabbie con ghiaia e ciottoli di colore dall'avana al rossastro, con intercalazioni di livelli conglomeratici e limoso-argillosi, sovrastanti argille ed argille limose, fossilifere, di colore grigio-azzurro, contenenti livelli sabbiosi. Tale stratigrafia, per altro tipica della parte medio-bassa del bacino del fiume Basento, ha influito sulla morfologia urbana per l'instaurarsi di fenomeni franosi che interessano i versanti dell'altopiano.
L'area del centro storico è quella che maggiormente ha risentito di tali fenomeni, soprattutto a seguito della saturazione urbana avvenuta negli ultimi tre secoli, conseguenza della naturale edificazione intra moenia, tendente all'occupazione di tutta l'area urbana fino ai limiti estremi del promontorio.
Un'altra peculiarità della suddetta successione stratigrafica è la presenza di modeste falde acquifere all'interno dei terreni sabbioso-conglomeratici. Tali falde affiorano in corrispondenza del passaggio dalle sabbie alle argille di base, nella parte medio-alta dei versanti, più precisamente nella zona nord-occidentale dell'altopiano, come dimostrano le sorgenti di Fontana nuova e dei Pozzi di Torrone, che grande importanza hanno avuto per la popolazione agricola insediatasi nella loro prossimità.
Cenni storici
align="justify"L'importanza della colonia achea, Metaponto che a ragione può definirsi la madrepatria di Bernalda, ha avuto un grosso peso, non solo sull'agricoltura (per la divisione e coltivazione del territorio), ma anche sull'urbanistica degli insediamenti sparsi sulle colline della sua chora.
Lo stesso altopiano di Bernalda fu insediato dai greci, penetrati nell'interno e, se si fa riferimento all'organizzazione territoriale della chora di Metaponto, si può immaginare la polis circondata da una cinta muraria fuori dalle quali si collocavano le necropoli poste per lo più su alture, ed infine sul restante territorio circostante si trovavano le numerosissime fattorie, che giungevano fino a 14 km verso l'interno, includendo, quindi, anche l'altopiano di Bernalda.
Bernalda all'epoca normanna è menzionata in alcuni documenti con la denominazione Camarda e l'appellativo ignobilis pagus, probabilmente un piccolo centro o, per meglio dire, un raggruppamento di vichi, sorti dalla esigenza di vivere in prossimità delle terre coltivate dai loro abitanti.
Ma se si considera l'etimologia della parola Camarda e, il dizionario di Ducange lo annovera tra i termini greco-latini, per cui con c a m a r a d a m i greco-bizantini indicavano le loro dimore, tentorium voltate, arcuate, si può inserire Camarda, ossia Bernalda tra gli accampamenti di epoca precedente alla dominazione normanna.
Il lungo periodo di assenza, che si deduce dalla consultazione delle maggiori fonti storiche della zona, che va dal XIV al XV secolo, lascia facilmente desumere che Camarda sia stata tra i centri che scomparvero dopo la dominazione angioina. Ripopolata dal Duca di Montescaglioso Pirro Del Balzo, giacchè intorno al 1470 era ormai disabitata, mandando Schiavoni, Albanesi e Greci, con l'intento di far coltivare quelle terre abbandonate.
Ma la sua ricostruzione non ebbe lunga durata perché dopo la morte di Pirro Del Balzo, ad opera del re Ferdinando II per la congiura ordita contro di lui e a cui aveva partecipato, tutte le terre gli furono confiscate dal re e concesse al suo secondogenito Federico che aveva sposato Isabella figlia dello stesso Pirro.
In questo periodo troviamo menzionato Bernardino de Bernaudo quale Toparca di Camarda, ma principalmente come Segretario di Federico D'Aragona, per il quale svolgeva importanti mansioni diplomatiche. Proprio nell'anno successivo all'incoronazione, nel 1497, il re Federico investì Bernardino de Bernaudo del feudo di Camarda, che smembrato dalla Contea di Montescaglioso, ebbe l'indipendenza giuridica mantenendo i vecchi diritti di pascere, acquare e coltivare le terre nei tenimenti della sua madrepatria.
Dopo l'infeudamento Camarda, fu distrutta durante un invasione francese nei primi decenni del XVI secolo. Così il Segretario Regio de Bernaudo in accordo con i Camardensi decise di edificare il nuovo insediamento mutandone il sito.
Il nuovo centro fondato ad opera di Bernardino de Bernaudo era sorto quindi dove sarebbe stato più agevole usufruire di aria più salubre e, a maggior ragione forse dove sarebbe stato più diretto il controllo di possibili incursioni. Il nuovo feudatario desiderò farla erigere, immaginando per essa un impianto regolare con strade diritte e perpendicolari.
La strada principale e centrale collegava le due porte principali delle mura, la porta vicina al castello rivolta sulla vallata con la porta "maggiore" in posizione opposta e rivolta verso l'altopiano, le altre strade che in totale dovevano essere sette ed erano parallele alla principale, tre erano al lato sinistro e quattro a destra della porta maggiore; otto invece dovevano essere quelle trasversali e perpendicolari, ma più strette delle altre. L'orientamento delle strade è per le longitudinali NO-SE, le trasversali NE-SO rigorosamente rivolte verso il mare.
L'ortogonalità del sistema viario che va a formare delle insulae rettangolari, della profondità dai 16 ai 20 metri con una lunghezza variabile, e l'orientamento rigoroso mostrano una particolare attenzione agli studi dell'urbanistica classica e alle caratteristiche urbanistiche della vicina colonia greca di Metaponto, che ancora mostrava alcune tracce sul suo sito e che per secoli ha offerto un prezioso materiale da costruzione a Bernalda e ai centri vicini.
La strada principale terminava sulla valle con un grande largo su cui si affacciavano a destra il Castello e a sinistra la Chiesa Madrice (fondata 1535), che il popolo volle dedicare a S. Bernardino da Siena, in onore del loro barone di cui portava il nome e, che a sua volta aveva offerto il suo nome per la nuova denominazione della ricostruita Camarda, che fu chiamata Bernauda per diventare successivamente Bernalda.
Il Castello, che era già stato interessato da ampliamenti all'epoca di Pirro del Balzo, aveva quattro bastioni circolari e una torre quadrata di origine normanna, mentre dalla parte dell'abitato era circondato da un fossato che dalla parte opposta terminava collegandosi alle mura della Terra di Bernalda. L'unico ingresso era sul lato anteriore a fronte della piazza ed era collegato alla porta delle mura con un ponte levatoio di legno, che nel 1745 fu sostituito da uno in muratura dal barone. Al centro del Largo del Castello c'era un cannone, esistente ancora alla fine del 1700, quando il Cardinale Ruffo dopo la sua sosta a Bernalda pensò di farlo portare via dalle sue truppe, dopo che per secoli era rimasto lì in ricordo dell'esigenza difensiva che aveva avuto Bernalda fino al XVII secolo a causa delle incursioni dei Corsari.
Proseguendo, Bernalda quindi, era circondata da grosse mura, che nel XVIII secolo erano quasi completamente distrutte, sia per l'incuria del tempo e degli uomini che per essere state utilizzate come materiale da costruzione. Le mura erano intervallate da baluardi e torrette infrapposti alle porte e oltre alle due suddette ce n'era un'altra detta Portella sul lato occidentale dell'abitato in direzione della seconda strada trasversale, a partire dalla Porta Maggiore. Chiari riscontri si possono fare osservando l'attuale impianto da cui si rileva, che Bernardino de Bernaudo primo feudatario aveva fatto costruire questa Terra prevedendo subito un veloce popolamento; del resto vasti erano i tenimenti di Montescaglioso intorno a Camarda che necessitavano di essere coltivati e grande sarebbe stata l'affluenza di contadini in queste zone quasi del tutto in abbandono. Infondo già Pirro Del Balzo aveva pensato di ripopolare questo casale facendovi giungere gente dai luoghi più disparati, proprio per la necessità di sfruttare le terre circostanti da sempre rinomate per la loro floridezza.
Inserite nelle mura si vedono delle abitazioni fortificate a due piani, che dal XVII secolo in poi cresceranno di numero, andando man mano a sostituire l'intera cinta muraria. In questo periodo Bernalda continua ad essere ... popolata da gente umile che viveva dell'agricoltura e della pastorizia, che vestiva panni di lana che producevano loro stessi e dormiva in pagliericci.[GIUSTINIANI, 1797-1805]
Nel 1687 il feudo fu venduto all'asta per la seconda volta e i baroni Perez Navarrete, di origine spagnola conti di Laterza e di Noia, ne divennero i legittimi proprietari fino al 1806, quando ci fu l'abolizione della feudalità.
Nel 1735 Bernalda contava ancora 387 fuochi, come nel secolo precedente, una popolazione di 2.500 abitanti, e possedeva poca rendita derivante dai diritti degli Usi Civici esercitati sul territorio di Montescaglioso, per cui Bernalda era già impegnata in una controversia giudiziaria dal 1515, che terminò solo nel 1978 dopo quasi cinque secoli di diatribe. Ma il XVIII secolo per Bernalda si verificò prolifico ricevendo effettivamente numerose agevolazioni per intercessione, lo stesso sovrano Carlo III, da poco regnante alla corte di Napoli, nel viaggio del 1735, che lo conduceva a Palermo per la pubblica incoronazione, volle attraversare la Basilicata, fermandosi il 20 gennaio anche a Bernalda, dove fu invitato a trascorrere la notte nel castello dei baroni Navarrete. In questa occasione la Terra di Bernalda, approfittò nel giorno del regio compleanno per richiedere molte suppliche, tra cui le fu concessa il titolo di "Città".
Come ogni paese usufruiva di diversi luoghi pubblici destinati alle varie attività: la Piazza del Castello era il luogo di sosta per i viandanti e commercianti che dovendo raggiungere le terre oltre il Bradano, dopo aver attraversato il Basento con la scafa di proprietà del feudatario di Bernalda, l'allora conte di Laterza, si fermavano proprio in questo paese e nella detta piazza dove potevano usufruire di una taverna, sita nelle adiacenze del Palazzo baronale, e di una grande cisterna usata per la conserva dell'acqua piovana.
Nella parte centrale della Città si trovava poi la Piazza delle assemblee pubbliche, in un largo che attualmente non troviamo più dato che già alla fine del XVIII secolo i cittadini l'avevano utilizzato per la costruzione di nuove abitazioni.
Appena fuori dalle mura, in corrispondenza della Porta Maggiore, vi era un altro vasto largo, attualmente detto Piazza Garibaldi, definito nel 1753, che serviva come luogo di mercato, durato almeno fino a trent'anni fa. Altra notizia importante riguardante questa piazza è l'esistenza in essa di una croce "in pietra pipernina", utilizzata dal XVIII secolo in poi come segno di delimitazione del paese. Infatti dopo essere stata collocata nelle adiacenze del Convento di S. Antonio da Padova dei PP. Riformati (fondato nel 1615), nei primi anni del XIX secolo, fu spostata lungo Corso Umberto I nei pressi della Chiesetta di S. Lucia tra le due guerre, per essere poi definitivamente collocata accanto alla Chiesa di S. Donato, limite estremo dell'abitato, in direzione NO.
Nella prima metà del 1700 il paese comincia ad occupare tutte le aree pubbliche edificandole, e man mano si pervenne alla costruzione extra moenia. L'esistenza di Conventi e Chiese, non molto distanti dall'abitato originario, definiscono le aree dei nuovi quartieri, che vanno formandosi a partire dal 1733 e, nel 1756 si contavano in tutto 11 contrade denominate in riferimento alle Chiese, alle porte o alle caratteristiche della zona di persistenza.
Le tipologie abitative sono denominate con riferimento al tipo di copertura adottato e alla elevazione della casa: in numero maggiore erano le "Cannizzate", avente tetto a due falde costituito da uno strato di canniccio retto da travi e travetti in legno, riconducibile alla tipologia delle case contadine della zona del fiume Basento, e le "Lammiate", che invece hanno una copertura a volta ricoperta da laterizi, la denominazione deriva dal termine "lammione", dialettale ed ancora in uso, riferito al locale voltato e soppalcato che avevano queste abitazioni nel sottotetto utilizzandolo come deposito, che si raggiungeva dall'interno della casa con una scala a pioli.
Questi due tipi erano i più semplici, umili e ancora oggi sono visibili, pur se in molti casi hanno subito delle variazioni determinate per lo più da esigenze abitative, come la loro sopraelevazione e le modifiche al tetto. Entrambe presentavano comunque delle peculiarità derivanti dalla ricchezze delle famiglie che vi abitavano: sia che fossero col tetto a falda o a volta avevano, in alcuni casi, la facciata rialzata a coprire il tetto perché le parti basse delle falde venivano usate come deposito delle fascine; mentre sulla facciata principale al lato della porta veniva creata una nicchia per i vasi. Infine, come nella tradizione del materano e, le caratteristiche abitazioni dei Sassi di Matera ne sono un esempio, ogni famiglia sceglieva il comignolo come simbolo di distinzione sociale ed economica.
L'altra tipologia abitativa è la "Palazziata" con evidenti richiami, anche se in modo modesto, ai palazzotti del napoletano, con un grande ingresso frontale ad arco che dà l'accesso ad una corte interna circondata da stanze di servizio, stalle e magazzini; sull'ingresso spesso un balconcino, con caratteristiche ringhiere in ferro battuto. Nella corte c'era poi un corpo scala che permetteva l'accesso al piano superiore dove erano le stanze dei signori benestanti.
Attualmente esistono ancora dei palazzi di questo tipo, come il Palazzo "Ammicche" appartenuto alla famiglia Tancredi e quelli appartenuti alle famiglie Pacciana e Ambrosano. Altri palazzi sono da identificarsi nella Piazza della Chiesa e lungo la strada principale, attuale Corso Italia, a partire dal palazzo della famiglia Fischetti, posto poco più avanti della Piazza del Castello e di fronte alla Chiesa dell'Immacolata Concezione, la quale essendo appartenuta alla detta famiglia è tuttora denominata "Cappella Fischetti".
Lungo Corso Umberto I, inoltre, è ancora esistente parte del Convento di S. Francesco d'Assisi, dei PP. Conventuali (fondato dopo 1597), soppresso ad opera dell'Arciv. Lanfranchi, in esecuzione della Bolla di Innocenzo X, ancora oggi nei suoi pressi è possibile identificare le tracce delle dimensioni di questo convento con le sue cisterne e la sua Chiesa.
Nella prima metà del 1800 la popolazione era dedita alla coltivazione delle terre circostanti l'abitato, fino ai confini di Pisticci coincidenti col fiume Basento, a quelli con Montescaglioso e alla costa. Pur avendo una produzione mediocre rispetto al numero notevole di abitanti, che si aggiravano intorno ai 3.200, produceva bambagia, cereali e altro che poi vendeva ai commercianti di Taranto. Prolificava la pastorizia e alcune zone come il Gaudello o il fiume Basento erano redditizie per la caccia e la pesca.
L'affermazione della pastorizia ha permesso un rapido sviluppo del Metapontino che in questi anni ha ricevuto l'attenzione delle ricche e potenti famiglie della borghesia rurale lucana, che giunte in questi luoghi per la transumanza pensarono di stabilirvisi definitivamente, ampliando i loro possedimenti e intraprendendo le prime opere di bonifica, che giunsero a compimento solo con le Riforme Agrarie di questo secolo che riavviarono un se pur lento ma prolifico intervento di riqualificazione territoriale, riportando in auge la floridezza per cui il Metapontino è sempre stato noto fin dai tempi del suo massimo splendore, all'epoca della Magna Grecia.
Brani tratti dalla Tesi di Laurea in Architettura "Bernalda: Profilo di Storia Urbana" di Franca Digiorgio, Università di Firenze - Luglio 1997

Storia o leggenda: u palazz ammicc

Questa leggenda narra di una famiglia ricca che abitava in un grande palazzo del centro storico di Bernalda. Nel palazzo ci vivevano altre famiglie,al piano terra c’era un grande atrio dove i bambini potevano giocare e dove gli abitanti dello stesso palazzo, per lo più contadini, vendevano ciò che coltivavano nelle loro campagne. Il proprietario non faceva pagare il fitto ma in cambio voleva che gli inquilini dell’edificio si occupassero dei suoi terreni. Prima di morire nascose tutto il suo oro in un posto segreto del palazzo.

Si racconta che, per avere questo tesoro, nel quale c’era anche una chioccia d’ora a dimensione naturale con tredici pulcini, si dovesse uccidere un bimbo non ancora battezzato e sacrificarlo. Ancora oggi nessuno è riuscito a trovare questo tesoro.

Questo palazzo, tutt’ora abitato, è chiamato Palazz Ammicc perché la sua padrona portava il nome di Lalla Micca*. Si dice che le famiglie di questo palazzo avessero più figli femmine che maschi, infatti si diceva: palazz ammic femmn assje uommn picc. La signora ,la padrone del palazzo, aveva tre figli, una femmina e due maschi. Essendo una persona benestante, tutti i giorni si recavano a palazzo alcune serve per pettinarla e aiutarla nelle faccende di casa. Un giorno una zingara che si era accampata nella valle del fiume Basento ai piedi del paese, passò da quelle parti e sapendo che lì era nascosto un tesoro, tentò di intrufolarsi. Entrata con la scusa di pettinare i capelli alla signora entrò nel palazzo vide la bella figlia della padrona. La rapì e la portò con sé fino a farle dimenticare la sua famiglia. La padrona del palazzo attese per anni, invano, il ritorno della figlia. Un giorno gli zingari tornarono ad accamparsi nella valle del Basento, proprio nei pressi di Bernalda. La fanciulla rapita era ormai diventata donna e mentre camminava udì il suono delle campane della chiesa Madre. La ragazza incominciò a chiedere insistentemente per chi quelle campane suonassero a lutto. Doveva essere per forza una persona importante e gli zingari che avevano già saputo della morte della signora del palazzo Ammic le dissero la verità. Spinta e guidata dal sentimento, decise di recarsi in paese a far visita alla madre ormai morta. Gli zingari le diedero il permesso di andare in paese a patto che giurasse di ritornare , lei accettò e la accompagnarono fin sotto le mura del paese. Chiese ad una donna che cosa fosse successo e questa le raccontò ciò che era accaduto tanti anni prima e che talmente forte era stato il dolore di questa mamma che si era ammalata fino a morire. La fanciulla afflitta e addolorata, si recò al palazzo paterno dove viveva la sua famiglia per salutare un’ultima volta la salma della madre. Nessuno la riconobbe. Si chinò verso la bara di sua madre e pronunciò queste parole: “Signura mia signura, tu jer a pampn e ii jer l’uv, dnar n’ tniev senz misur ma nun ma saput ammuntuà la mia vntur” (signora , mia signora tu eri il tralcio e io ero l’uva , di denaro ne avevi senza misura, ma non hai saputo indovinare la mia ventura). Udite queste parole, i fratelli capirono che si trattava della sorella rapita anni addietro e la supplicarono di restare a palazzo, ma ella, memore della promessa fatta agli zingari,volle andar via. Un fratello la rincorse ma non riuscii a raggiungerla, si affacciò dalla finestra che dava nella valle, accecato dalla rabbia, le sparò dei colpi di fucile e la uccise, togliendola così agli zingari che l’avevano rapita. Oggi a palazzo Ammicche c’è una finestra murata che si affaccia sulla valle e la leggenda dice che lo spirito della signora è fuori da questa finestra che aspetta ancora la figlia. Dove la fanciulla fu uccisa è tutt’ora denminato “U cuozz d l zingr”. * Palazzo Ammicc deriverebbe dal nome della famiglia proprietaria, i Lambicco o i D’amico.

di Giuseppe Melillo

Sintesi delle aree archeologiche e Musei

Musei e aree archeologiche
Un itinerario storico lungo le complicate vicende degli insediamenti della zona.
scavi archeologici1 

I siti principali da visitare

 

Museo Nazionale di Metaponto

Il parco archeologico di Apollo Licio

Le Tavole Palatine(Tempio di Hera)

 Il Castello di Torre Mare e la sua storia

Leggenda di Torre Mare

Le fattorie della Magna Grecia

La Chora di Metaponto

Il santuario di Pantanello

San Biagio alla Venella

Fattoria Stefan Lago del Lupo

Fattoria Fabrizio

Fattoria Sant’Angelo Vecchio

Fattoria Sant’Angelo Nuovo

La Porta Nord di Metaponto

Cozzo Presepe

Necropoli Crucinia

Incoronata

Il dopo Magna Grecia

Il porto imperiale di Metaponto

Il Castrum romano di Metaponto

Abbazia di San Salvatore

La Torre Mattoni , vedetta antisaracena di Salinella

Santa Maria del Vetrano

Casale San Marco

 Masseria Serramarina

La cultura

Le monete di Metaponto

Metaponto ed i suoi personaggi

History of Metaponto

Francois Lenormant,il viaggiatore che ...scoprì Metaponto

 


 
Per prenotazioni chiamare ai numeri 3383160657 o inviare una emai aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
 
  
Pianta della Chora di Metaponto
 

Ambiente e Memoria dei luoghi

Non è possibile fare educazione ambientale senza la conoscenza, ognuno vede quello che sa, o, come facciamo spesso riferimento, l'unica vera scoperta del viaggio è avere nuovi occhi."Ambiente e memoria dei luoghi", aveva questo obiettivo. Missione compiuta. Il commento è unanime, erano anni che a Bernalda un convegno culturale non vedeva gente in piedi. Cea Bernalda e Metaponto può ritenersi soddisfatta e la cultura della sostenibilità ambientale, dopo il convengo del 26 Luglio, entra ufficialmente e con prepotenza nella case dei bernaldesi. Nello scenario incantevole del Castello di Torre Mare, nonostante la serata veramente calda, con la sala convegni esaurita in ogni ordine di posti, la cittadinanza bernaldese ha appreso che Bernalda e Metaponto non sono due realtà diverse, ma un unicum legato dalla storia.

Nell'ambito delle iniziative previste dal progetto EPOS Il Comune di Bernalda, in quanto nodo della rete Redus, incarica il suo Ceas di riferimento di scandagliare il territorio e di redigere una mappa dei luoghi significativi dal punto di vista ambientale e culturale e a disegnare una sentieristica. Lavoro da proporre in aula ai ragazzi e alla popolazione locale mediante convegni. La valenza del lavoro aveva bisogno di un suggello di spessore. Questo è arrivato dal professor Joseph C.Carter direttore dell'Istituto di Archeologia dell'Università del Texas e del Soprintendente per i beni Archeologici della Basilicata, prof. Antonio De Siena. L'accademico statunitense ed il prof.De Siena hanno spiegato 40 anni di scoperte nella Chora di Metaponto, una lingua di terra tra Bernalda e Pantanello, tra lo stupore e l'ammirazione generale. I presenti hanno appreso finalmente che i luoghi delle passeggiate di Cea, sono uno scrigno di tesori che ha arricchito i musei di tutta Italia e non solo. I presenti hanno appreso finalmente che una parte importante della storia di Metaponto inizia da Bernalda (Sant'Angelo) e finisce a Pantanello. Il grande pianoro rosso su cui da secoli, dal XI a.c. si ottengono le migliori produzioni agricole del metapontino. Nell'immaginario collettivo locale finisce anche un luogo comune che la storia della colonia greca Metapontum sia solo tavole palatine ed il parco Archeologico in quanto la ricchezza della colonia greca, dipendeva dalla sua Chora…alle porte di Bernalda. 

Si coglie l'occasione per ringraziare il prof. Angelo Tataranno per il suo contributo in qualità di storico locale e Nunzia Armento per l'ottimo coordinamento dell'evento. Emozionante è stata l'iniziativa del sindaco Leo Chiruzzi che al termine del convegno ha conferito al prof.Carter la cittadinanza onoraria bernaldese. ”Joe l'americano” così è noto da questa parti, si è commosso ed è scappata la standing ovation della sala, 40 anni di lavoro nel nostro territorio lo meritano. Ringraziamenti particolari vanno estesi anche alla Associazione Ulisse per l'ospitalità nella struttura Castello fortificato Torre Mare e a quanti hanno contribuito fattivamente alla riuscita dell'evento, organizzato in 48 ore. La citazione è d'obbligo, Francesco Marsiglia, Fabrizio Cospite, Gianfranco Sortiero, Michele Russo, Laura Zaccaro, Giusi Venezia, Ilaria e Cristina Ninno, Antonio Fugaroli, Tiziana Ria, Vito Rocco Torraco, Rosaria Russo e spero di non dimenticare nessuno. Segue una documentazione fotografica e video dell'evento.

Il tirannicidio di Metaponto, una storia gay della Magna Grecia

A Metaponto,  Antileon s'innamorò di un giovanetto di eccezionale bellezza e dal fisico straordinario,nonchè  di illustre famiglia, di nome Ipparino.  Antileon, per quanto avesse macchinato, non era riuscito in alcun modo a legarlo a sé; sicché, finalmente lo affrontò, all'uscita della palestra, dove  il ragazzo   soleva passare molto tempo, e gli confessò che aveva tanto desiderio di stare lui al punto da  essere capace di sopportare qualsiasi sofferenza e/o di fare qualsiasi cosa gli avesse ordinato,pur di poter stare insieme.

 Ipparino  gli ordinò allora in tono beffardo di portar giù il sonaglio d'allarme da un luogo fortificato delle mura della città di Metaponto, un posto molto sorvegliato a difesa del  tiranno dal nome Archelao.Ovviamente Ipparino era convinto che mai avrebbe potuto il suo pretendente spasimante portare a termine una simile impresa.  

Antileon accettò la sfida ed entrato furtivamente nel castello, tese un'imboscata alla sentinella dell'allarme, la uccise e, compiuta l'mpresa, se ne tornò dal Ipparino con il campanello, questi lo accolse con molto favore e  da quel momento si amarono moltissimo.

Ma poichè pure il tiranno Archelao era attratto dalla bellezza del ragazzo ed era uomo capace di prenderlo anche con la forza, Antileon, studio' un piano strategico per non perdere il suo compagno. Disse ad Ipparino di fingere di accettare le avance del tiranno e di entrare  a corte ed alla prima occasione di ucciderlo. Così fu. Il tiranno fu ucciso in un momento propizio appena uscito di casa, fu sgozzato da Ipparino e Antileon, che nel frattempo era entrato nella fortezza.  

 I due  fuggirono di corsa e sarebbero riusciti a salvarsi se,non fossero incappati in un gregge di pecore legate tra loro. I giovani inciamparono in continuazione e furono catturati dalla guardie e giustiziati.

Quando la città tornò all'antico ordinamento, ossia senza un tiranno alla guida, gli abitanti della città fecero collocare una statua di bronzo per Antelon e Iapparino, gli eroi di Metaponto,  che avevano ucciso il terribile tiranno  Archelao, ma non solo  fu approvata una legge che vietava in  futuro di condurre le pecore al pascolo legate tra loro. 

A tal proposito va ricordato che le fonti letterarie menzionavano l’uccisione del tiranno metapontino Archelao da parte di Antileon ed Ipparino, ed è quindi verosimile che proprio a tali personaggi (o ad altri illustri membri del loro genos) sia da riferire  lo straordinario complesso funerario di epoca arcaica citata come tomba 238(al lato) della Necropoli Crucina..

All’interno di questo complesso funerario, si distinguono alcune deposizioni a coppia in singole camere appositamente costruite, con ricchi corredi (di armi e servizi di lydia) risalenti a poco oltre la metà del VI sec.a.C.. La tomba è, realizzata in blocchi di calcare frettolosamente reimpiegati.  Essa era destinata ad una persona di rango, dal ricco apparato ornamentale che ne rivestiva la persona (un polos in lamina di argento dorato sul capo, una collana in argento e spilloni sulla veste), e in cui il ricorrere di motivi decorativi (quali appunto le protomi di ariete) analoghi a quelli della panoplia oggi negli USA doveva costituire un simbolo araldico e segnalarne l’appartenenza ad un preciso gruppo familiare di notevole rilevanza a livello locale.(De Siena)

Argos lithos “pietra grezzamente sbozzata”

Siamo nel Parco archeologico di Metaponto, comunemente noto come di Apollo Licio e su una archi rave troviamo 

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una incisione.Il riferimento pare sia rivolto al suo ritanno Archelao. A fianco la foto di un blocco di architrave del Tempio dedicato ad Apollo con l’iscrizione arcaica autoi kai ghenei(a sé stesso e al proprio ghenos), che si pensa sia riferito al tiranno Archelao.
Un riferimento diretto al tiranno e al suo ghenos sta nell’iscrizione incisa su un blocco dell’architrave del tempio dedicato ad Apollo. Le prove dell’esistenza di un tiranno aMetapontion includono non solo le testimonianze delle fonti raccolte, ma anche da un complesso di tre generazioni di tombe aristocratiche che ricoprono l’arco cronologico del tardo VII secolo alla metà del VI secoloa.C., scoperte nella necropoli di Crucinia, all’esterno immediato della cinta muraria urbana. In una di queste una donna indossava un’acconciatura con polos riccamente decorato con figure in argento in rilievo che includono la testa di un ariete, simbolo associato al ghenos del tiranno. La donna giaceva nei pressi di una tomba disturbata, da cui proviene lo straordinario elmo con la testa di ariete oggi conservato a St. Louis, dove l’occupante della tomba potrebbe essere il tiranno stesso.
A giudicare dall’attività edilizia in città, l’intera polis coloniale di Metaponto, ovvero la chora e l’asty, stava subendo un rapido e ingente cambiamento nella metà del VI secolo a.C. Chi ne era responsabile? Mentre è certamente esilarante pensare che le decisioni venissero prese dai soggetti seduti nella ìkria e nelle strutture posteriori, c’è un’altra possibilità che va considerata attentamente: quella dell’intervento di un tiranno che avrebbe dato avvio al programma edilizio, alla realizzazione dei due grandi templi e del luogo pubblico di riunione, così come l’impianto urbanistico ortogonale. Questo tiranno sarebbe stato il rampollo di una famiglia aristocratica, ma allo stesso tempo un campione della causa del numero crescente di coloro che non possedevano appezzamenti di terra, in contrapposizione ai clan potenti ovvero i ghene. Questo era chiaramente il tipo di grandiosa dimostrazione di potere che i tiranni, come Pisistrato di Atene, potevano intraprentraprendere. Safety is paramount when using any betting platform. After you complete the 1xBet APK Download, the 1xBet App encrypts all traffic between your Android and the servers. The 1xBet Login screen features a virtual keyboard to avoid keyloggers. If you forget your password, the app provides a quick reset link via SMS. During 1xBet Registration, never share your details via email. The 1xBet Bonus terms also require identity verification before withdrawal. Always log out after each session on shared devices. The 1xBet Mobile App regularly updates its security protocols to block unauthorized access attempts.
 
Fonte: LA SCOPERTA DEL TERRITORIO RURALE GRECO DI METAPONTO.
Joseph Coleman Carter.