STORIA

La collina dell'INCORONATA

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In occasione di lavori agricoli e stradali effettuati intorno agli anni ’70   venne individuato nell’entroterra di Metaponto un villaggio indigeno enotrio della prima Età del Ferro. Tale insediamento denominato di Incoronata – S. Teodoro sorge lungo la destra della valle del Basento su un terrazzo articolato in due ampi pianori, per l’appunto di Incoronata “indigena” e di S. Teodoro, collegati da un lungo e tortuoso restringimento del terrazzo.  La collina dell'Incoronata domina la valle del Basento, esattamente di 

fronte alla collina su cui si erge San Biagio Avinella , a destra del Basento, nel comune di Pisticci. Dal punto di vista storico è un sito di notevole valenza, basti pensare ai tanti reperti presenti nel museo di Metaponto provenienti da quell'area, di cui il famoso Pirrantherrion.

È un'area collinare sulla riva destra del Basento, è nel pieno della Chora metapontina, interessata da scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di un villaggio enotro risalente al IX secolo a.C. e di uno greco di fase successiva costruito sopra il precedente villaggio. L'Incoronata ebbe un ruolo di rilievo come emporio ed entrò nell'orbita di Siris. Sia il villaggio che l'emporio, furono distrutti tra il 640 a.C. e il 630 a.C. a causa delle rivalità tra Metaponto e Siris.

E' probabile che dopo la distruzione del sito dell'Incoronata, gli achei fondarono una colonia a Metaponto come avamposto contro Taranto?  Magari successivamente creano una serie di fattorie nell'interno per controllare il territorio adiacente gli insediamenti Enotri? Sono ipotesi plausibili secondo gli studi  fin qui condotti.

La scoperta dell'area e gli scavi iniziarono nel 1970 e furono affidati all'Università di Milano nel 1973.

Sono ora visitabili i resti della cittadina, mentre gli oggetti e i vari reperti rinvenuti nei dintorni sono esposti al museo archeologico nazionale di Metaponto, a cui compete l'organizzazione delle visite dell'area dell'Incoronata.

Un area in cui sono presenti tracce dal neolitico, alla Magna Grecia,fino al periodo tardo romano. Purtroppo il sito è in totale degrado dopo un incendio che alcuni anni fa ha distrutto tutti i viali di accesso con le relative strutture,il sito è visitabile negli itinerari turistici lunga la costa jonica proposti dalla nostra associazione.

Un importante contributo alla storia del sito proviene anche in questo caso dal prof. J.C.Carter con i suoi studi sulla chora metapontino .

 

Un approfondimento in italiano  è possibile cliccando sul link

 

Incoronata, fouilles et recherches archéologiques du LAHM

video

 

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Gli ultimi giorni di Pitagora

Gli ultimi giorni di Pitagora

            pitagoraPitagora, dopo un lungo peregrinare  in vari paesi del Mediterraneo, approdò a Crotone, dove fondò la sua scuola più importante. Gli amici e la gente comune erano così ammirati dai pitagorici che affidarono loro  la gestione di molte città, e della Magna Grecia e della Sicilia, ove non si verificavano mai dissidi, discordie e conflitti  sia tra tutti i membri della  scuola sia tra i successori al potere, tuttavia a  Crotone, dopo anni di pacifica convivenza,  il popolo insorse sanguinosamente contro i pitagorici.

            Cilone era un personaggio  della aristocrazia crotonese, ricco, potente, di stipe nobile, un predestinato alla guida della città, ma non ritenuto degno da Pitagora di far parte della scuola pitagorica, poiché era un prepotente, un collerico e un tiranno. Questi, per vendicarsi di Pitagora,   ordì un complotto con i suoi amici e prese il potere della città. Cilone approfittò di un periodo di assenza di Pitagora, partito per la Grecia e precisamente alla volta di Delo per vegliare sulle ultime ore del suo maestro Ferecide, per organizzare la rivolta. Pitagora tornò a Crotone appena in tempo per vedere la fine della sua scuola.

I pittori della terracotta rossa di Metaponto. Pittori di Pisticci,di Creusa e di Dolone

Chi erano i ceramografi di Metaponto? Nelle loro botteghe a Metaponto furono dipinti vasi presenti nei maggiori Musei al mondo.

Famosi in tutta la Magna Grecia .... un po meno da noi, ma come sempre provvediamo alla loro divulgazione.

 

La distribuzione della ceramica a figure rosse dei Pittori di Creusa, di Dolone e dell’ Anabates

 

Risultati immagini per pittore di creusa metapontoLa ceramica a figure rosse prodotta in Italia meridionale è stata oggetto di studi che ne hanno delineato, in senso diacronico, le principali aree di distribuzione, talvolta utilizzate anche per contribuire alla determinazione del luogo di produzione di gruppi o di singoli pittori. I pochi contesti che hanno restituito indicatori di produzione relativi a questa classe di materiale sono, infatti, solo parzialmente editi e, conseguentemente, di difficile contestualizzazione ; un’eccezione è costituita, a Meta-ponto, dagli scarti di manufatti attribuibili ai pittori di Dolone, di Creusa e dell’Anabates,che hanno d mostrato come essi abbiano lavorato, per almeno una fase della loro attività, in stretta contiguità …..

Metaponto e la sua chora  

I pittori di Creusa, di Dolone e dell’anabates hanno s volto almeno una parte della loro attività in     un’area periferica di Metaponto, situata nei pressi della porta nord .Le officine e fornaci non sono state ancora identificate con certezza, ma il rinvenimento, a ridosso della linea delle fortificazioni, di depositi contenenti un numero consistente di scarti di produzione di vasi loro attribuibili ha consentito d i ricostruire un’immagine dettagliata della loro produzione. I frammenti sono perlopiù riferibili alla cosiddetta fase “standard” dei tre pittori; non mancano tuttavia esemplari della fase iniziale ed inter-media del Pittore di Dolone ed intermedia del Pittore di Creusa. È possibile notare una sostanziale corrispondenza tra il repertorio morfologico     dello scarico 1 e degli altri depositi che hanno restituito materiale a figure rosse (fig. 4) e quello ricostruibile grazie ai rinvenimenti del resto dell’Italia meridionale, rispet-to al quale si può notare, da un lato, il mancato rinvenimento di frammenti sicuramente attribuibili a crateri a volute e, dall’altro, l’ulteriore un’area periferica di Metaponto, situata nei pressi della porta nord epychyseis e le lekanai. L’analisi delle altre attesta-zioni provenienti da Metaponto (pari al 14% dei vasi di cui si conosca il luogo di rinvenimento) di-mostra, tuttavia, come solo una parte di questa produzione fosse destinata alla commercializzazione nella colonia. Vasi a figure rosse erano probabilmente utilizzati nei luoghi di culto; tra le attestazioni note, che riguardano principalmente il santuario urbano solo un frammento di skyphos di tipo A d i grandi dimensioni proveniente dall’area del Tempio C potrebbe essere ricondotto, per il sistema decorativo, all’officina.La ceramica figurata non sembra costituire un elemento centrale dei corredi funerari delle necro-poli urbane di Metaponto ed è stato calcolato che solo un sesto dei vasi qui rinvenuti siano ascrivibili a questa classe   Va tuttavia precisato che le tombe edite databili alla fase di attività dei tre pittori sono appena 4 ed è dunque necessario, per poter trac-ciare un quadro coerente delle attestazioni, attenndere l’edizione delle sepolture scavate negli ultimi anni. Se una più dettagliata conoscenza dei corredi delle necropoli urbane potrebbe determinare un consistente aumento quantitativo delle presenze, è probabile che il quadro delle forme non sia destina-to a mutare in modo considerevole. Analogamente a quanto riscontrabile nelle sepolture della   chora, sono, infatti, le pelikai, lelekythoi, le hydriai, i lebetes gamikoi e gli skyphoi con decorazione a civetta ad essere utilizzate, una selezione questa condizionata dal rituale funerario praticato nelle sepolture di questa fase. Al pittore dell’anabates   può essere at-tribuita un’ hydria rinvenuta nella tomba 9 della necropoli di Crucinia. Il vaso è riferito da Trendall al momento iniziale della produzione del pittore(Wavy Border Group). Da una delle aree dinecropoli urbane di Metaponto potrebbe provenire anche una pelike del Pittore di Creusa prossima, per forma e decorazione, agli esemplari dello scarico 1.Più ricca è la documentazione restituita dalle necropoli della chora e in particolare, da quella di Pantanello, la sola ad essere stata oggetto di una pubblicazione integrale. Rispetto a quanto riscontrabile nelle necropoli urbane, la percentuale deivasi figurati parte dei corredi funerari della chora sembra essere piuttosto consistente; almeno il 30%delle tombe comprese fra la seconda metà del V e il380 a.C. presentano, infatti, uno o più vasi figurati. Il range    delle forme sembra comunque coincidere con quello riscontrabile nelle necropoli urbane .Al Pittore di Dolone può essere attribuita l’hydria   della tomba 51 che presenta, in associazione, una piccola lekythos ariballica del Pittore di Creusa, cui sono riferibili anche una hydria   , un   lebes gamikos    33    ,   una   lekythos   34      e due    pelikai   35   ; quella della tomba 219° veva, al suo interno, uno    skyphos   con decorazione a civetta probabilmente ascrivibile allo stesso   ergasterion   . All’esterno della sepoltura era invece un frammento di cratere a campana, anch’esso riconducibile all’officina  

la cui presenza potrebbe essere ricondotta a rituali di libazione .Un certo interesse riveste una tomba recentemente rinvenuta in località s. Salvatore . Il corredo è composto da una   pelike   a figure rosse attribuibile al Pittore di Creusa prossima agli esemplari rinvenuti nello scarico 1, associata a vasi a vernice nera probabil-mente prodotti nella stessa officina. Significativa, a questo proposito, è la piccola   lekythos   a corpo schiacciato con una particolare decorazione ad impressione, costituita da triangoli e occhi di dado, motivo questo che torna in   lekythoi   di scarto rinvenute nel   kerameikos.   Tutte le tombe citate presentano uno o eventualmente due vasi figurati; la sola eccezione edita è costituita da una tomba rinvenuta nel 1999 a Pizzica    che ha restituito un   lebes gamikos   e due   lekythoi   ariballi che protolucane    in associazione con una   pelike   del Pittore di Creusa ed uno   skyphos   da attribuire ad uno dei pittori dell’officina    

di FRANCESCA SILVESTRELLI

IL PITTORE DI PISTICCI

Il Pittore di Risultati immagini per pittore di pisticciPisticci (...) è stato un ceramografo vissuto nella seconda metà del V secolo a.C., così chiamato perché a Pisticci (una cittadina a pochi chilometri da Metaponto, in Basilicata) sono stati rinvenuti numerosi suoi vasi.Verso la fine del V sec. a.C. cominciò ad essere prodotta nelle colonie della Magna Grecia - e quindi non più importata - ceramica di gusto tipicamente attico. Si ritiene che i capostipiti di queste fabbriche siano ceramografi educati ed addestrati in Attica. Molto probabilmente furono le condizioni di instabilità politica vissute in quel periodo ad Atene ad avere determinato la migrazione di questi artigiani verso le colonie della Magna Grecia. Poiché i lavori del "Pittore di Pisticci" sono ricollegabili per caratteristiche stilistiche al gruppo di Polignoto è ipotizzabile che il ceramografo italiota fosse stato educato ad Atene proprio nella scuola di questo artista.

Il "Pittore di Pisticci" è considerato il capostipite della fabbrica lucana che, a sua volta, è la più antica di tutte le fabbriche italiote (l'inizio della sua attività è da collocarsi intorno al 440-430 a.C.) : il ceramografo risulta essere, pertanto, il primo maestro di ceramica a figure rosse ad aver operato in Italia.

L'officina del "Pittore di Pisticci" comprende altri ceramografi quali il "Pittore del Ciclope", il "Pittore di Amykos" ed il gruppo PKP (Pittore di Palermo, Pittore delle Carnee e Pittore di Policoro).

La scoperta lungo le fortificazioni settentrionali della città di Metaponto del quartiere dei ceramici con scarichi di fornaci contenenti frammenti di vasi di altri pittori appartenenti alla scuola lucana fa ritenere che il "Pittore di Pisticci" operasse in questa importante colonia achea.

Le raffigurazioni del "Pittore di Pisticci" mostrano un gusto squisitamente attico sia per i temi rappresentati che per la fattura. Le scene più frequentemente raffigurate sono scene di inseguimento (Eros all'inseguimento di figure maschili o femminili, Eos all'inseguimento di Cefalo o Titone, Borea all'inseguimento di Orizia), scene dionisiache con menadi e satiri, scene di partenza di guerrieri, scene con atleti, scene di offerte in prossimità di erme, scene mitologiche (Pandora, Io, Zeus ed Egina, Polinice ed Erifile, Laocoonte).

Le opere di questo pittore arricchiscono le collezioni più prestigiose del mondo: (British Museum, Museo del Louvre, Ermitage, Museum of Fine Arts (Boston), Metropolitan Museum, Museo archeologico nazionale di Napoli, Musei Vaticani).. da Wikipedia

https://www.youtube.com/watch?v=oQIaBmioSDg Il pittore di Pisticci di Giuseppe Coniglio

https://www.youtube.com/watch?v=s6ETbH_kIzs a cura dell'archeologa Mariantonetta Mastrogiulio

Metapontum..le vie dell'acqua (II edizione)

Continua l'impegno di Cea Bernalda nel monitoraggio delle sorgenti presenti nel territorio di Bernalda e Metaponto, La seconda edizione amplia il numero di siti monitorati,ma il numero è ancora destinato ad aumentare nella prossima edizione. E' possibile richiedere il formato cartaceo della pubblicazione, rilegato,  inviando la richiesta per email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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Gli ateniesi scoprono Metaponto ed è giunta l'ora degli scambi culturali

 

Pitagora  nasce sull'isola di Samo nel 570 a.C. circa e muore aMetaponto nel 495 a.C. circa. Parliamo di Pitagora, il matematico, il filosofo, il taumaturgo, l'astronomo, lo scienziato, ilpolitico. Egli non ha bisogno di presentazioni, Pitagora è conosciuto ovunque, tutto il mondo conosce il suo teorema e la sua filosofia. C.E.A. Bernalda e Metaponto lo sta valorizzando. La mostra a Lui dedicata riscuote positivi apprezzamenti da parte dei turisti, delle scuole del territorio e   delle manifestazioni pubbliche, ma ancora non basta. Le popolazioni locali ancora non si identificano abbastanza nella figura del matematico. Tutti sanno del teorema, ma non tutti che a Metaponto vi era una sua importante  scuola e che il grande maestro   è morto tra i suoi discepoli metapontini.

Una domanda che forse   pochi si son  fatti è quanto sia noto  il legame tra Metaponto e Pitagora in Grecia e  nella sua terra natale. Cosa sanno i Greci di questa importante colonia della Magna Grecia, scelta dal personaggio Pitagora per fondare la sua scuola e addirittura a venire a vivere gli ultimi giorni della sua vita? 

Un' importante azione di divulgazione in tal senso, la sta facendo lo studioso ellenico Sotirios Bekakos, con cui Cea B&M  ha instaurato un rapporto privilegiato di scambi  culturali legati  alla figura di Pitagora. Sotirios Bekakos spiegherà Metaponto ai Greci e lo faràDomenica 29 Gennaio, alle ore 18:00 presso il Museo dell’Ellenismo della Diaspora di Atene. Bekakos presenterà   una tesi di dottorato   sui termini dialettali di Puglia e Basilicata (Università Aristotele di Salonicco – Aristoteleio Panepistimio Thessalonikis), sui legami tra la Puglia, la Basilicata e la Grecia dall'antichità sino ad oggi e sull' origine della tarantella.

Lo studioso ellenico precisa   che   nella bibliografia greca non esistono studi o saggi in greco sulla Basilicata ed è la prima volta che viene presentata la storia di Metaponto e la storia di Puglia e Basilicata ad Atene. La manifestazione è promossa dal Comune di Nea Filadelfia (in provincia di Atene). Durante la manifestazione, si esibirà il gruppo musicale ateniese ENCARDIA, il quale suonerà musiche pugliesi e lucane.

Torre Mattoni e Lago Salinella

La regione costiera dell’Arco Jonico fino ai primo anni del dopoguerra era una zona malarica, invasa da paludi generate dal ristagno dell’acqua, specie negli avvallamenti tra le dune e nelle plaghe pianeggianti presso i fiumi. Nonostante tutto, sin dal medioevo, la presenza di tali aree costituiva un’importante fonte di reddito per le popolazioni locali. Si tratta di un’area che ha avuto una complessa morfogenesi, determinata dallo sviluppo di processi orogenetici da una parte ed erosivi dall’altra, questi ultimi dovuti alle azioni delle acque marine e di quelle di scorrimento superficiale. Per conoscere l’esatta ubicazione delle antiche paludi e laghi costieri necessita consultare la vecchia cartografia dell’Istituto Topografico Militare in scala 1:50.000, foglio 78, risalente al 1874. Si possono, ad esempio, individuare il Pantano Stornara (il più consistente bacino palustre di carattere permanente alla maggiore distanza dal mare), il lago d’Anici, la Lama di Lenne, ecc… Altre informazioni si possono attingere dall’atlante Rizzi Zannoni, dove la fascia costiera tra il fiume Basento e Punta Rondinelle viene descritta come “un insieme di dune boscose che attorniavano vari stagni costieri”.

Le peculiarità geologiche del suolo e del sottosuolo assieme alle acque di falda sotterranea contaminate spesso da infiltrazioni di acque marine hanno determinato una sensibile salinità delle acque superficiali e di ampie superfici del suolo. Infatti proprio intorno al Lago Salinella è presumibile che in passato si producesse del sale.

torre mattoni 100Le estese lande paludose dell’arco Jonico Tarantino erano interrotte esclusivamente dalle Torri costiere realizzate a fine ‘500 dalla monarchia spagnola, erette a difesa delle popolazioni quando la minaccia veniva dal mare. Intorno al 1570 il vice re spagnolo fece infatti costruire tre torri (Torre Mattoni, Marinella e Mancini), a loro volta in comunicazione visiva con altre torri presenti nell’immediato entroterra. Da ogni torre era possibile scrutare il mare e contemporaneamente vedere le altre torri adiacenti, con la possibilità di inviarsi messaggi, anche di soccorso, tramite segnali luminosi o di fumo.

Torre Mattoni, in passato “Torre di Bradano”, presenta al suo interno elementi e insiemi archeologici isolati di elevata consistenza ed eccezionale valore testimoniale che ne rendono del tutto complessa una sua classificazione. Tra il 1980 e il 1982 è stato eseguito il rilievo completo di Torre Mattoni da A. Lardino e R. Perrone, nell’ambito della Tesi di Laurea in Restauro dei Monumenti presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze.

restauro torre mattoni (Copia)