chiesa san donato rifatta

La chiesa di San Donato  è un piccolo luogo di culto che chiude il lungo ed ampio corso di Bernalda.Per decenni la chiesa è stata chiusa al culto ed adibita a locale custodia del carro trionfale di San Bernardino e in occasione della Festa Patronale d’Agosto veniva aperta per la fuoriuscita del carro trionfale . No vi sono date certe sulla sua costruzione, l'unica data certa è quella che nel 1544, a seguito di una visita pastorale, fu rifatta, quindi di epoca anteriore. Oggi è aperta al culto,anzi ad adorazione perpetua da parte dei fedeli ed è quindi sempre aperta e visitabile.

Accanto alla chiesa si nota l’antica CROCE del convento dei Francescani Conventuali, che i monaci posero accanto alla porta feudale di Bernalda e che successivamente e stata diverse volte spostata con l’avanzamento dell’insediamento urbano.

In merito non può mancare il prezioso contributo tratto da "Bernalda: chiese e clero nel XVIII secolo" di Francesco Armento, Bernalda, 1982

In merito non può mancare il prezioso contributo tratto da "Bernalda: chiese e clero nel XVIII secolo" di Francesco Armento, Bernalda, 1982

alle pagg. 57 - 58, la storia della Chiesa di San Donato del prof. Francesco Armento e anche delle indicazioni di come doveva essere strutturata nonchè le suppellettili che conteneva.

"L'Anonimo, che scrive verso la fine dell'Ottocento la sua Storia, si esprime in questi termini sulla chiesa di San Donato: <<era sepolta sotto un cumulo di terra che, un secolo dietro alcuni contadini, muovendola, scovrirono un muro dipinto coll'Efigie di Santo Donato, che, a questa scoverta la curiosità fece continuare a smuovere l'intera terra e si rinvennero tutte le fondamenta della Chiesa che, a cura del sacerdote D. Francesco Antonio Glionna e colle oblazioni dei fedeli nel 1775 la riedificarono...>>
Si tratta, in effetti, di una chiesetta di campagna che probabilmente è anteriore alla costruzione della stessa chiesa Madre. Sta a dimostrarlo il fatto che, già nel 1544, la visita pastorale del Saraceno così annotava: <<la cappella di Santo Donato sta bona et l'have fatta refare di elemosine Bernardino de Vitella>>.
Questa chiesa era in buone condizioni quando quella del Carmine era ancora <<mezza discoverta>>, quella <<de Sancta Maria la Grazia quale non ci coperta>>. Non solo. Si deve, inoltre, riflettere che in questo 1544 era stata "rifatta", segno evidente che la costruzione era di molto anteriore.
Il 17 maggio 1678 il Culminarez annota, nella sua visita, che <<eclesiam Divi Donati extra moenia, quae est Reverendi Capitoli, eius immago, est depincta in pariete et...>> (il resto della relazione risulta illegibile a causa dell'umidità che ha attaccato questa e le successive pagine).
Le condizioni della chiesa, a parte l'affresco di San Donato dovrebbero essere già precarie se, il sacerdote don Antonio Appio incaricato di visitare e riferire al vescovo Antonio Maria Brancaccia, scrive - nel 1708 - che bisogna urgentemente provvedere al ripristino della costruzione che <<è fatta verde per ragione della pioggia, stante li figlioli vanno a prendere gli uccelli, e fracassano l'imbrici della lamia>>.
La cappella appartiene all'Università ma non possiede nè il ius patronato, nè alcuna altra dote. E ancora, continua la relazione del sacerdote Appio: <<il Reverendo Capitolo, e Clero da tempo, che non vi è memoria d'homo incontrario ha solenizzato la di lui festa il suo giorno le 7 Agosto con portare processionalmente le Reliquie di detto Santo ristrette in una statuetta di mezzo corpo...>>.
Nell'inventario redatto nel 1726 si legge testalmente: <<una chiesa antica, come dicono, Parrocchiale della Camarda distrutta da Saraceni>>. In questa chiesa, ancora nel '700 <<vi è l'effige antica dell'Icona, e disopra la statua di detto glorioso Santo fatta à divozione dei fedeli, di legno argentato>> c'è anche una campana dal peso di circa 30 rotoli. La cappella possiede due porte, una maggiore che guarda l'abside <<e la seconda porta dalla parte astrale>>. Possiede una piccola dote attorno di circa due moggi di terra.
L'ultima notizia, prima di riferire il racconto dell'Anonimo, risale all'anno 1776.
In questa data monsignor Nicola Filomarino fa annotare nella sua visita che la cappella è rovinata del tutto e alquanto fatiscente. La causa di questo stato di abbandono, tale da non consentire la celebrazione delle messe è individuata nella penuria dei beni della chiesa. Economicamente la parrocchia, a cui la chiesa apparteneva, era fiorente in questo periodo ma, i beni e i proventi erano diligentemente tesaurizzati nella <<massa comune>> esclusivo possesso del clero, al quale evidentemente non interessava che la chiesa fosse <<sepolta sotto un cumulo di terra>>.
Solamente l'interessamento del sacerdote Glionna e le contribuzioni dei fedeli resero possibile il suo riattamento nel 1775.

t